Test Synta NEQ6 Pro

Prova sul campo della più recente versione di EQ6

 

Test Montatura equatoriale Synta NEQ6 Pro SkyScan V3.01
(Tratto dalla recensione presente su questo sito)
 
 
Al momento della vendita, la montatura è contenuta in un imballo di cartone di notevoli dimensioni e peso, dove al suo interno vi è una conchiglia in polistirolo, sagomato per accogliere il pesante blocco di alluminio e acciaio.
Treppiedi e contrappesi invece, per questioni di comodità, visto anche il peso, sono contenuti in differenti scatole, sempre in cartone con conchiglia in polistirolo.
Per montare il tutto, la prima cosa da fare è sballare il treppiedi. Appena tolto dalla scatola appare ben fatto, piastra in alluminio ben verniciata, dadi autobloccanti e tubi da 50,8mm in acciaio inox rettificati. Appoggiato a terra, ci si accorge che i tre puntali non hanno la possibilità di montare i gommini, mancanza notevole per chi osserva da balconi o terrazze. Ma i brividi vengono quando si sballa la piastra di serraggio in alluminio che, tramite tre “forche” a 120° va a bloccare le tre gambe, direttamente sul tubo in acciaio! Senza gommini o quant’altro per evitare di rigare o schiacciare il tubo… Sia pur con un filo d’ansia, fatta questa operazione si può passare alla montatura.   
La scatola della montatura contiene anche la pulsantiera SynScan V3.01 e gli appositi cavi.
Al primo colpo d’occhio la NEQ6 appare massiccia e ben fatta. Un osservatore attento però, appena tolta la montatura dal suo imballo, già nota una verniciatura a spruzzo un po’ grossolana e che interessa solamente le parti in vista. Il peso è notevole e, metterla sul treppiedi non è poi così comodo. Consiglio di fare questa operazione con treppiede completamente abbassato o, alzato solo di una decina di cm, per evitare inutili sforzi.
L’accoppiamento montatura/piastra treppiedi è perfetta e, l’ancoraggio viene garantito da una ben dimensionata vite M10, che ha il compito anche di bloccare le gambe del treppiedi.
 
 
 
La pulsantiera si collega tramite connettore a vaschetta e, l’alimentazione a 12V viene fornita tramite un cavetto bipolare quindi, non ci sono troppi cavi e cavetti intorno ad ostacolare i movimenti degli assi.
 
 
 
Svitando il coperchio posteriore dell’asse di A.R. è possibile accedere al cannocchiale polare. Con mio disappunto mi sono accorto che quest’ultimo non viene fornito già allineato e tarato quindi, manuale alla mano e una quindicina di minuti di tempo, sono gli ingredienti necessari per installare correttamente questo fondamentale strumento. Effettuando questa operazione ci si accorge che il cannocchiale polare non è poi così ben fatto… Traballa nella sua sede e, se messo a fuoco all’infinito, il crocicchio ha un notevole gioco. Tutto ciò va poi a discapito della precisione di allineamento polare.
 
 
 
Montata la testa e allineato il cannocchiale polare, è il momento di mettere i contrappesi. La barra è retrattile e, tramite l’apposita leva di bloccaggio, è possibile estrarla. Proprio per questa sua caratteristica, la lunghezza della barra è limitata ma, quest’ultima versione prevede una comoda prolunga. A vedere la barra estratta viene da sorridere, traballante e maledettamente piccola (18mm di diametro), sembra ereditata dalle sorelline EQ3 e, non centrare nulla con la mastodontica montatura. Considerazione personale a parte, il suo lavoro lo fa comunque bene.
 
 
 
I contrappesi invece sono ben fatti, in acciaio verniciato di bianco, sono dotati di boccola in teflon e vite di serraggio con testa sempre in teflon, così da non rigare la barra portante.
 
 
 
Ora è possibile finalmente montare il telescopio. L’attacco della montatura è a coda di rondine Losmandy, non male se fosse un po’ più lungo e avesse le viti di serraggio un po’ più distanziati tra loro. Nel mio caso ho preferito utilizzare la piastra Vixen/Losmandy della Geoptik, ampiamente sufficiente per montare un Intes MK66 + un rifrattore guida da 60mm f/13,3 necessari per effettuare i test.
 
 
 
 
COMPORTAMENTO SUL CAMPO
 
Per prima cosa occorre mettere in asse la montatura con l’asse polare. L’allineamento polare può essere fatto in due modi. Il primo tramite la pulsantiera SynScan che, in seguito all’inserimento di data, ora e luogo precisi, fornisce le indicazioni su come ruotare l’asse di A.R. per posizionare così il cannocchiale polare. Il secondo invece rimane il tradizionale metodo impostando data e ora sui cerchi graduati della montatura. Per tradizione e per soddisfazione personale ho utilizzato il secondo metodo.
Questa operazione comporta l’utilizzo delle viti di regolazione e, devo dire che quella di regolazione della latitudine, posta sul lato sud, risulta molto dura e difficile da ruotare.
Subito dopo l’allineamento polare, la pulsantiera chiede l’allineamento con una, due o tre stelle. Inutile dire che per ottenere un puntamento più preciso possibile è di rigore l’allineamento a tre stelle.
 
Primo test è stato quello relativo al puntamento automatico, volutamente senza l’ausilio del PAE.
E’ iniziata così una serie di puntamenti in ogni angolo del cielo, ovviamente ad alti ingrandimenti, in modo da mettere alla frusta sia la meccanica che l’elettronica, verificando così la precisione del sistema. Il test è stato effettuato montando un' ottica maksutov Intes MK66, del peso di circa 6Kg.
Ebbene questa nuova NEQ6 si è rivelata impeccabile. Tutti, ripeto tutti gli oggetti puntati, dall’estremo est all’estremo ovest visibili, passando da declinazioni comprese tra -10° e +85°, sono stati puntati con successo, anche a più di 100X. Risultato non trascurabile, soprattutto conoscendo i precedenti. Anche il backlash è risultato estremamente contenuto, in entrambe gli assi, anche ad elevati ingrandimenti (250X) è rimasto quasi impercettibile.
 
Secondo test è stato quello relativo all’ errore periodico dell’asse di A.R., volutamente senza l’ausilio del PEC.
Il test è stato effettuato con la procedura descritta nell’articolo Test dell’Errore Periodico, utilizzando come ottica sempre il maksutov Intes MK66, con focale di 1800mm e, come sensore di ripresa una reflex digitale Canon EOS 350D montata al fuoco diretto. Questo connubio permette di ottenere una risoluzione di 0,745 Secondi d’ arco a pixel (Arc”/pixel).
Dal test risulta che la NEQ6 in questione ha un errore periodico di +/-10Arc” e, una periodicità abbastanza morbida, senza eccessivi picchi o disomogeneità nel movimento. Pensando che la montatura non è mai stata rodata, è un risultato direi eccellente per la sua categoria. Il grafico seguente riporta la media di due rotazioni complete della vite senza fine.
 
 
 
Terzo ed ultimo test è stato quello relativo all’autoguida, anche questa volta senza PEC.
Test effettuato sempre montando l’Intes MK66 ma, con l’aggiunta di un XP3 e un rifrattore guida da 60mm f/13,3. Il peso della strumentazione sale così intorno ai 9,5Kg.
Utilizzando una webcam Philips SPC900 e come software di guida Maxim DL 5 Pro, il risultato ottenuto è più che soddisfacente, rimanendo l’errore di inseguimento contenuto in +/-1 pixel ovvero, non oltre i +/-1,45 Arc”. Un risultato a mio avviso assolutamente inaspettato per questo tipo di montatura.
 
 
 
 
CONCLUSIONI
 
Direi che questa aggiornata versione di EQ6, denominata NEQ6 Pro, è una montatura di tutto rispetto. La meccanica è buona, come l’elettronica. Nell’insieme il test ha dato risultati ampiamente positivi, superando le mie aspettative. Questa montatura si colloca senza troppi problemi in quella fascia di montature di media portata, da considerare per fare astronomia in modo serio, ad un prezzo assolutamente concorrenziale. Ci sono molti pro e purtroppo anche qualche contro ma, se l’evoluzione non si fermerà qui, è solo questione di tempo.
 
10 punti PRO
 
1. Molto stabile, anche con strumenti di media grandezza come il Celestron C9.25, sempre se il tutto viene montato su una buona colonna.
2. Portata elevata (20Kg senza particolari problemi se lo strumento è compatto).
3. Errore periodico ridotto e abbastanza lineare (+/- 10 Arc”).
4. Ottima precisione nel puntamento degli oggetti (se ben allineata, 100% degli oggetti a 100X).
5. Possibilità di registrare ed applicare il PEC.
6. Possibilità di effettuare l’autoguida con velocità molto basse (0,125X).
7. Possibilità di governare i movimenti ed il puntamento direttamente da PC, tramite protocollo Ascom
8. Alimentazione a 12V (in realtà compresa tra 11V e 15V).
9. Assorbimento contenuto (circa 2A alla massima velocità).
10. Semplicità di utilizzo della pulsantiera SynScan V3.01.
 
10 punti CONTRO
 
1. Il treppiedi a corredo non è il massimo. Se alzato, con carichi elevati tende a vibrare.
2. Mancanza della batteria tampone quindi, dell’orologio interno (occorre impostare i dati ad ogni sessione osservativa).
3. Attacco del tubo ottico un po’ sottodimensionato (il problema si risolve con l’attacco Vixen/Losmandy della Geoptik).
4. Barra contrappesi da 18mm. Un bel diametro da 25mm non sarebbe guastato. In tal caso sempre la ditta Geoptik propone una barra proprio da 25mm.
5. Rumorosità durante i movimenti (a 8oox emette un bruttissimo rumore di ingranaggi che vibrano).
6. Cannocchiale polare decisamente “ballerino”. Avessero montato il buon vecchio Vixen…
7. Connettore di alimentazione un po’ precario, un bel connettore con ghiera filettata sarebbe stato sicuramente gradito.
8. Vite di regolazione della latitudine lato cannocchiale molto dura e scomoda (problema risolvibile con la vite cardanica Geoptik).
9. Il blocco degli assi è un po' deboluccio. A viti serrate, se si opera sul telescopio con mano non proprio leggerissima si sposta tutto.
10. La levetta di blocco dell'asse di declinazione è posta in una posizione un po' scomoda e, se l'asse di declinazione non è ben bilanciato, appena viene smollata vi fate un unghia nera... 
 

VOTO: 8.5 senza ripensamenti