La scelta del Telescopio

Informazioni utili per individuare lo strumento più idoneo alle proprie esigenze

 

LA SCELTA DEL TELESCOPIO
(Cristiano Tuffanelli – 2014)


Quando la passione per l’astronomia spinge il neofita a scendere in campo in prima persona, il quesito che più assilla è la scelta del proprio telescopio. Sempre più spesso mi sento rivolgere la domanda “che telescopio mi consigli?” e la risposta è tutt’altro che semplice. La variegata offerta del mercato certo non aiuta. Oggi i vari costruttori pur di primeggiare promettono performance che rasentano la fantascienza, ma sarà poi tutto vero? Cercherò quindi di dare sostanziali indicazioni, senza formule e richiami alla fisica, semplicemente per riflettere e potersi così orientare verso lo strumento che più soddisfa le proprie esigenze. Queste indicazioni sono esclusivamente rivolte a chi intende osservare il cielo, mentre volutamente non verranno forniti elementi a chi vorrebbe avvicinarsi all’astrofotografia. Questa disciplina richiede molte nozioni e una discreta esperienza, quindi la si potrà affrontare in un secondo momento.

In primis, occorre quindi chiedersi cosa vogliamo osservare; da dove vogliamo osservare; quanto tempo a disposizione abbiamo per osservare; quanto siamo fisicamente forti in relazione all’età , ed in fine, dettaglio non trascurabile, quanto siamo disposti a spendere.

Cosa vogliamo osservare? Il cosmo offre un panorama di oggetti più disparati di quanto si possa immaginare. Oltre alle stelle visibili ad occhio nudo, il cielo notturno ci offre pianeti, la Luna, ammassi stellari, nebulose ad emissione, ammassi globulari, galassie  e nebulose planetarie. Purtroppo non esiste un telescopio che offre una resa ottimale su tutti questi oggetti, quindi è bene sapere quale configurazione ottica meglio si comporta in ogni occasione.


Esistono molti schemi di strumenti ottici. Qui sono rappresentati i più diffusi e reperibili sul mercato, per chi vuole iniziare ad osservare con un proprio telescopio.

L’osservazione di stelle doppie, pianeti e Luna, è definita alta risoluzione, e gli strumenti che meglio si prestano sono i rifrattori (strumenti a lenti). Per loro natura i rifrattori offrono immagini nitide e dal grande contrasto. Esistono rifrattori acromatici e apocromatici, i primi più diffusi ed economici, gli altri più performanti ma nettamente più costosi. La loro apertura va solitamente, nelle versioni commerciali, da 60mm a 150mm, mentre la lunghezza focale varia dai 400mm ai 1500mm. Ciò significa che è possibile ottenere ingrandimenti di 150/200X senza grandi sforzi, unica nota dolente è la luminosità. Strumenti dai diametri così piccoli, raccolgono relativamente poca luce, quindi più si spinge con gli ingrandimenti e più l’immagine diviene buia. Sulla Luna non ci sono problemi, ma su pianeti e su stelle doppie molto deboli, la perdita di luminosità potrebbe rendere l’immagine poco gradevole. Chi ama questo tipo di osservazione predilige rifrattori acromatici a lunga focale (1300/1800mm) poiché le aberrazioni assiali (cromatismo e sferica) risultano abbondantemente corrette. Questi strumenti hanno un rapporto focale superiore a f/10, arrivando persino a f/15. Mentre non hanno molto senso per fare visuale, i rifrattori acromatici con rapporti focale molto spinti, intorno a f/6 o f/7, poiché la loro scarsa correzione genera immagini davvero pessime. I più ambiziosi astrofili optano invece per i rifrattori apocromatici, decisamente più corretti anche con focali inferiori (800/900mm). La differenza di resa tra questi due tipi di rifrattori non è trascurabile, soprattutto in termini di resa cromatica e di contrasto, mentre a livello di dettagli non si ha un divario poi così ampio. Per intenderci, in un rifrattore acromatico le stelle tendono tutte al giallo, in quelli apocromatici ogni stella ha il suo colore!


Il grafico rappresenta la posizione del fuoco per l’intero spettro visibile. Un rifrattore acromatico con rapporto focale f/8 ha i colori blu e rosso ben distanti dal fuoco del colore verde (aberrazione cromatica), perciò l’immagine risulta poco contrastata, con colori sfalsati e con i bordi dell’oggetto orlati di aloni blu/viola. Un rifrattore acromatico con rapporto focale f/15 è molto più corretto di un f/8, e l’aberrazione cromatica è più contenuta. Un rifrattore apocromatico invece è praticamente insensibile alla variazione di colore, quindi blu, verde e rosso andranno a fuoco tutti sullo stesso piano, dando immagini più contrastate, incise e dai colori più reali rispetto a un rifrattore acromatico.

I rifrattori fino a 100mm di diametro a f/10 hanno pesi e dimensioni che non richiedono montature particolarmente possenti, quindi sono facili da trasportare e ideali per le gite fuori porta. Da non trascurare poi il fatto che diametri contenuti , non superiori ai 100/110mm, sono poco sensibili al cattivo seeing (turbolenza atmosferica). Quindi chi osserva da centri abitati, in prossimità di vallate e importanti catene montuose dove l’atmosfera è solitamente agitata, deve tenerne conto, soprattutto se ama osservare ad alti ingrandimenti.


Rifrattori acromatici a lunga focale. A sinistra un 60/800, al centro un 90/1300 e in basso un 100/1000, tutti strumenti idonei all’osservazione di stelle doppie e dei corpi del Sistema Solare.

Un’alternativa economica ai rifrattori apocromatici di medio/grande diametro sono i Maksutov-Newton. Questi strumenti sono detti catadiottrici, poiché posseggono sia componenti a riflessione che a rifrazione, permettendo una buona correzione e ostruzioni (specchi secondari) molto ridotte. Questi strumenti hanno diametri che vanno solitamente dai 130mm ai 180mm e hanno un peso non trascurabile. La resa si avvicina molto a quella dei rifrattori apocromatici di diametro leggermente inferiore, ma comunque, se messi a confronto, difficilmente i Maksutov-Newton hanno la meglio.


Un eccellente Maksutov-Newton di produzione russa. Notare il menisco frontale in vetro ottico  e quanto è ridotto lo specchio secondario. Questi strumenti hanno un’ostruzione solitamente intorno al 20%, quindi molto validi per l’osservazione planetaria.

L’osservazione di ammassi aperti e nebulose ad emissione è definita osservazione del cielo profondo, e gli strumenti più idonei possono essere i grossi binocoli (20x110) che però risultano molto costosi, oppure i riflettori Newton a media focale. Questi ultimi, avendo lo specchio secondario al centro della pupilla, sono ostruiti, e generalmente non offrono immagini nitide e contrastate come i rifrattori, soprattutto se il rapporto focale è molto spinto (<f/6). Le stelle in questi Newton appaiono più grosse, impastate e con le “punte”, dovute alla diffrazione dei supporti che sorreggono lo specchio secondario. La resa migliore la danno ad ingrandimenti  medio/bassi (50/80X) e con oculari a grande campo (>60°). In questo modo, grazie al generoso diametro, la luce raccolta è notevole e le deboli nebulose risultano un vero incanto. I riflettori Newton commerciali offrono diametri che vanno dai piccoli 114mm ai grandi 300mm, mentre le lunghezze focali variano dai 900mm ai 1500mm. Questa configurazione ottica risulta molto economica ma per sua natura piuttosto delicata, poiché la collimazione dei due specchi è di fondamentale importanza, pena la mancanza totale di contrasto e nitidezza dell’immagine. I Newton, come tutti gli strumenti a riflessione puri, non soffrono di aberrazione cromatica, ma sono soggetti a coma, aberrazione non poco penalizzante. Inoltre, le aperture dai 200mm in su soffrono il cattivo seeing, oltre ad essere pesanti ed ingombranti, costringendo l’utilizzatore ad adottare montature robuste. Se si ama questo tipo di strumenti, occorre sapere che per definire buono un esemplare, la lavorazione degli specchi deve essere superiore a Lambda/8, il rapporto focale non deve essere inferiore a f/6 e l’ostruzione non deve superare il 20%. Uno strumento simile darebbe del filo da torcere ad un ottimo rifrattore!


Un newton 200/800 (f/4). Ottica poco consigliata per fare visuale, ma molto valida per l’astrofotografia.

Per concludere con queste semplici ottiche,  occorre citare anche  i telescopi Dobson, che altro non sono che grossi Newton (generalmente dai 250mm fino a 1 m), montati su base altazzimutale, e non sulla classica montatura equatoriale. Il che si traduce in un utilizzo molto sbarazzino ed intuitivo, ma occorre conoscere più che discretamente il cielo. Questi strumenti sono molto diffusi negli USA ed il loro costo è piuttosto contenuto, almeno per diametri fino ai 400mm. Generalmente sono gestiti in manuale, ma esistono esemplari evoluti con gli assi motorizzati e persino GoTo (puntamento computerizzato degli oggetti). I Dobson sono un vero stile di vita, totalmente differente dalle tradizionali abitudini dell’astrofilo europeo, ma non per questo da denigrare, anzi, questi generosi diametri offrono immagini luminosissime anche sulle deboli galassie, a scapito però della comodità…

 

A sinistra un piccolo Dobson commerciale da 250mm, mentre a destra un grande Dobson da 500mm. Strumenti di questo calibro sono luminosissimi, ma non sono certo comodi da spostare o da utilizzare.

L’osservazione di ammassi globulari, galassie  e nebulose planetarie, è un mix di alta risoluzione e cielo profondo. Questi oggetti deboli e dalle dimensioni angolari decisamente ridotte, richiedono lunghe focali per ottenere discreti ingrandimenti, oltre a generosi diametri per raccogliere più luce possibile. Gli strumenti ideali sono i riflettori Cassegrain, eccellenti ottiche dalla lavorazione costosa, e per questo motivo quasi totalmente abbandonate. Esistono Cassegrain da 200mm in su, fino ai 400/500mm per le versioni professionali, con focali molto lunghe, superiori ai 6-7 metri (!). L’astrofilo comune difficilmente può permettersi simili strumenti, quindi il mercato propone da anni una variante più economica e diffusa, i catadiottrici Schmidt-Cassegrain. Queste ottiche compatte e leggere vengono realizzate con diametri dai 200mm ai 360mm, e focali dai 2000mm fino ai 3500mm. Purtroppo sono per loro natura strumenti sensibili al cattivo seeing, ma se utilizzati in luoghi dove l’atmosfera è stabile, possono lasciare a bocca aperta. La loro lavorazione non è mai il massimo, e spesso meccanicamente  lasciano desiderare, ma costano relativamente poco e il loro rapporto qualità prezzo è insuperabile. Sulle stelle non offriranno mai la puntiformità di un rifrattore, ma grazie alla loro “forza bruta”, anche su Luna e pianeti si possono ottenere immagini eccezionali. Il loro punto di forza sono gli oggetti piccoli e deboli, come minute galassie e ammassi globulari, dove la molta luce raccolta e gli alti ingrandimenti raggiungibili, offrono visioni straordinariamente dettagliate e luminose. Un grande problema di questi strumenti è la lastra correttrice frontale, che in nottate umide, se non protetta da aggiuntivi paraluce, tende in pochi minuti ad appannarsi. Ciò nonostante sono strumenti molto diffusi, soprattutto i diametri dai 200mm ai 250mm, che grazie alla loro compattezza non richiedono montature particolarmente massicce.


Uno Schmidt-Cassegrain da 235mm, qui munito di lungo paraluce per evitare che l’umidità si condensi sulla lastra correttrice.

 Da dove vogliamo osservare? Purtroppo nessuno di noi abita in Arizona o nel deserto di Atakama, quindi occorre fare i conti con la realtà, o meglio con la reale turbolenza dell’atmosfera che ci sovrasta. Il seeing (turbolenza atmosferica) medio italiano è tra i peggiori riscontrabili per fare astronomia, quindi è doveroso considerarne l’effetto. Più il diametro dello strumento è grande e più il cattivo seeing degrada l’immagine. Ciò significa che sarebbe deleterio utilizzare un 400mm se si osserva da un sito caratterizzato da un pessimo seeing. Viceversa, se ci si trova nel sud della Sardegna, dove il seeing è spesso eccellente, sarebbe sprecato osservare con un rifrattore da 80mm… Il seeing peggiore si trova solitamente nei centri abitati, nelle grandi città, in valli ventose e a ridosso di catene montuose. Mentre il seeing migliore si riscontra in ampi spazi verdi, pianure o in prossimità di estesi specchi d’acqua. In sostanza se si osserva da casa, in paese o peggio in città, un rifrattore da 100mm rappresenta lo strumento ideale per sfruttare al massimo le condizioni atmosferiche. Se si ha la fortuna di vivere in campagna, un rifrattore da 120/130mm f/9, o un riflettore newton da 150/200mm f/8, potrebbero concretizzarsi nella scelta migliore. Se poi si ha l’opportunità di spostarsi in zone poco turbolente o del tutto stabili, uno Schmidt-Cassegrain da 250/300mm ben lavorato e perfettamente collimato, rappresenta un ottimo strumento per praticare qualunque tipo di osservazione. Detto questo, è doveroso ricordare che statisticamente in Italia, condizioni perfette di seeing si hanno mediamente due o tre notti all’anno, quindi prima di farsi rapire dalla corsa al diametro, occorre chiedersi se vale davvero la pena investire su un grosso strumento per sfruttarlo forse, due o tre volte l’anno…


L’effetto della turbolenza atmosferica (seeing)su una stella osservata attraverso un telescopio. A sinistra con un pessimo seeing (4/10 della scala Pickering) mentre a destra con seeing quasi perfetto(9/10 della scala Pickering).

 Quanto tempo a disposizione abbiamo per osservare? Quando si decide di osservare non bisogna solo pensare per quanto il nostro occhio si poserà sull’oculare. Occorre tempo per la preparazione, per la messa al polo e per l’acclimatamento dello strumento. Le prime due operazione di solito richiedono meno di mezz’ora, ma l’acclimatamento dipende dallo sbalzo termico e dallo strumento. D’estate non è un grande problema, ma d’inverno, quando per esempio lo strumento passa dai 20°C dell’abitazione ai 2°C presenti all’esterno, possono essere necessarie parecchie decine di minuti, pena una turbolenza interna al tubo ottico che degraderà pesantemente l’immagine. Uno strumento piccolo, come un rifrattore, richiede poco tempo per acclimatarsi. In circa 20/30 minuti la temperatura interna al tubo è pressoché identica a quella esterna. Nei newton il tubo è aperto, quindi i tempi sono inferiori (eccetto i grandi Dobson che richiedono comunque parecchio tempo). Per i catadiottrici e i massicci Schmidt-Cassegrain l’acclimatamento è invece è un incubo… Oltre all’inerzia termica del grande specchio primario, il tubo è chiuso, quindi l’aria interna richiede molto tempo per raffreddarsi, anche più di un’ora! Questo è importante, e non è un dettaglio da sottovalutare. Capita spessissimo che questi strumenti non vengano sfruttati a pieno e vengano sottovalutati proprio per questo motivo. Tant’è vero che gli Schmidt-Cassegrain si prestano poco alle osservazioni “mordi e fuggi”, mentre trovano una più corretta collocazione nelle postazioni fisse.


Un grosso Schmidt-Cassegrain in postazione fissa. Questi strumenti richiedono molto tempo per acclimatarsi, per questo motivo non sono consigliati per le osservazioni “mordi e fuggi”.

 Quanto siamo fisicamente forti in relazione all’età? Qui c’è ben poco da dire, la risposta è del tutto intuitiva. Più lo strumento è grande e più il peso e l’ingombro lo rendono difficile da gestire. Un rifrattore da 100mm è gestibilissimo, mentre uno Schmidt-Cassegrain da 250mm è ben più impegnativo. Una persona adulta può permettersi di esagerare, ma un ragazzino o un adulto dall’argentea chioma, dovranno fare i conti con le proprie forze. In definitiva, gli strumenti fino ai 200mm di apertura sono ancora gestibili, oltre lo sono un po’ meno.

 Quanto siamo disposti a spendere? Il mercato oggi offre un’infinità di prodotti, di tutte le configurazioni ottiche, di tutti i prezzi, ma pochi sono realmente degni di nota. Senza fare nomi, vorrei precisare che a “fare scuola” sono stati i tedeschi negli anni ‘60/’70, gli americani negli anni ‘80/’90 e i giapponesi da sempre. Escludendo i russi, che realizzano da sempre ottiche rispettabilissime, tutti gli altri hanno semplicemente copiato (in qualche modo) ciò che già esisteva.

Per chi è alle prime armi, ritengo sia inutile e controproducente partire con strumenti impegnativi. I telescopi più adatti per muovere i primi passi sono i piccoli rifrattori acromatici; economici, semplici e leggeri. I rifrattori sono gli strumenti ideali per osservare gli oggetti più famigliari e comodi da individuare. Mentre non ha un gran senso iniziare la propria carriera di astrofilo con i riflettori economici da 150/200mm. E’ vero che offrono  un maggiore diametro, ma anche parecchie difficoltà tecniche e scarsa qualità di lavorazione. Il principiante deve incontrare meno difficoltà possibili, altrimenti la passione diviene in fretta noia… Oggi ormai i rifrattori vengono regalati con i bollini al distributore di carburante… Lasciate perdere questi strumenti, esattamente come quei “plasticoni” che vendono i centri commerciali. Fidatevi esclusivamente dei negozi specializzati, che offrono oltre a prodotti ben più seri, anche validi supporti tecnici e preziosi consigli.

Parlando invece di montature, ritengo che il neofita debba imparare ad orientarsi nel cielo, con cartina alla mano e montatura equatoriale manuale (al limite motorizzata in Ascensione Retta). Le montature computerizzate GoTo sono indubbiamente comode, ma utili solamente a utenti evoluti, per localizzare oggetti debolissimi o per l’astrofotografia. Una montatura GoTo in visuale è uno strumento del tutto superfluo e per nulla istruttivo.

Tenendo conto di queste indicazioni, oggi è possibile trovare un decoroso strumento completo a circa 1000 Euro, qualunque sia lo schema ottico. A costi inferiori è molto difficile trovare qualcosa di accettabile. Se si vuole invece investire in strumenti di buon livello, occorre tenere presente che una montatura valida (solo montatura) non scende sotto i 1300/1500 Euro, mentre un buon rifrattore apocromatico da 100mm (solo ottica) oppure uno Schmidt-Cassegrain da 250mm, difficilmente scendono sotto i 2500 Euro. Il mio consiglio è quindi di provare prima di acquistare più strumenti possibile, frequentare gli star party, le serate di osservazione pubblica e farsi così una personale opinione delle potenzialità di ogni schema ottico, oltre ovviamente a fare sempre ricerche di mercato, comparare i prezzi e consultare i test; oggi con internet non è impresa difficile.


ALCUNE RACCOMANDAZIONI

- Quando vedete nelle pubblicità o brochure dei vari strumenti, immagini di nebulose colorate e galassie dettagliatissime, non pensate minimamente che quel tale strumento vi permetterà di vedere a quel modo. Non esiste strumento sulla Terra in grado di farlo! La luce proveniente dal cosmo è debolissima, e per fare quelle immagini servono ore e ore di posa, con sensori molto più sensibili del nostro occhio.

- Diffidate di chi afferma che “questo telescopio è un tuttofare”, perché in realtà non è così! Ogni schema ottico ha le sue peculiarità, che si sposano o meno con le varie tipologie di osservazione.

- Chi vende telescopi spesso afferma che la caratteristica più importante è il diametro, poiché più un telescopio è grande è più la risoluzione è elevata. Questo è vero, ma in linea teorica e fuori dall'atmosfera. Chi osserva dalla Tarra deve necessariamente considerare i chilometri di aria turbolenta che ha sopra la testa! Quindi il grosso diametro giova più a chi vende, non a chi osserva...

- Gli specchi sono l’alternativa economica alle lenti! Con gli specchi si possono realizzare strumenti con diametri notevoli, ma per ottenere la stessa qualità delle lenti, la lavorazione degli specchi deve essere eccellente, cosa che purtroppo non accade quasi mai, soprattutto nei prodotti commerciali.

- Se si ama la precisione, il dettaglio e la purezza dell’immagine, allora le lenti sono la migliore via da percorrere. Se invece si amano gli oggetti evanescenti, allora l’apertura dello strumento è fondamentale, e gli specchi sono l’unica soluzione. I rifrattori apocromatici, o acromatici a lunga focale, sono strumenti per astrofili dal palato fino. Mentre i riflettori sono più indicati per chi vuol catturare molta luce, senza considerarne la qualità della forma. Con un pizzico di ironia, con i rifrattori si vede poco e quasi sempre bene, con i riflettori si vede tanto e spesso male.

Per chi inizia consiglio di non spendere molto, si impara e ci si diverte anche con poco. Poi, in un secondo momento se la passione è consolidata e ben radicata nel profondo, allora è possibile investire in strumenti costosi. Perché l’astronomia non è divertimento immediato, ma è studio, costanza, sonno e anche freddo. Solo superando ed apprezzando queste difficoltà si potrà trarre piacere nell’osservare l’Universo.

  

CARATTERISTICHE SALIENTI DEI VARI SCHEMI OTTICI SOPRA CITATI

Di seguito sono condensati i PRO e i CONTRO di ogni schema ottico di cui si è parlato. Si tratta degli schemi ottici più diffusi. Ne esistono ben altri, di cui però non si è parlato perché molto più costosi e ad uso quasi esclusivo di astrofili evoluti e professionisti.


I quattro schemi ottici più diffusi tra gli strumenti commerciali. Partendo da sinistra, rifrattore acromatico, riflettore Newton, catadiottrico Maksutov-Cassegrain ed in fine catadiottrico Schmidt-Cassegrain.

  

RIFRATTORI

PRO – Leggeri. Strumenti non ostruiti. Non tendono a scollimarsi. Poco sensibili al cattivo seeing, quindi adatti per osservare da centri abitati. Elevato contrasto e incisione dell’immagine su oggetti del Sistema Solare e stelle doppie. Gli acromatici a lunga focale (>f/13 – f/15) sono abbastanza corretti pur mantenendo costi accessibili. Difficilmente si appannano con l’umidità. CONTRO – Hanno aperture relativamente piccole, che rendono buie le immagini a forte ingrandimento. Non adatti all’osservazione del profondo cielo. Gli acromatici a corta focale (f/6 – f/7) hanno una notevole aberrazione sferica e cromatica. Gli apocromatici di grande diametro (>102mm) hanno costi elevati.

RIFLETTORI NEWTON

PRO – Offrono grandi aperture. Costano relativamente poco. Sono meccanicamente molto semplici. Hanno un tempo di acclimatamento piuttosto contenuto. Non si appannano con l’umidità. Adatti all’osservazione del profondo cielo. I più abili si possono cimentare nell’autocostruzione. CONTRO – Sono strumenti ostruiti, quindi l’immagine è soggetta a degrado dovuto alla diffrazione. Si scollimano molto facilmente, soprattutto se trasportati. I grossi diametri soffrono il cattivo seeing. Non hanno l’incisione dell’immagine di un rifrattore.

RIFLETTORI DOBSON

PRO – Offrono grandi diametri e quindi grande quantità di luce raccolta. Sono strumenti molto semplici e relativamente economici. L’utilizzo è intuitivo e molto sbarazzino. Pur avendo grandi aperture, essendo sfruttati mediamente a bassi ingrandimenti, l’effetto del cattivo seeing non nuoce pesantemente sulla qualità dell’immagine. Sul cielo profondo non hanno rivali, su oggetti evanescenti offrono immagini molto luminose e ricche di dettagli. CONTRO – Sono pesanti, ingombranti e difficoltosi da trasportate. Per i modelli più grandi è necessario l’utilizzo di una scala per arrivare all’oculare. E’ fondamentale la conoscenza del cielo, poiché il puntamento viene fatto manualmente.

RIFLETTORI MAKSUTOV-NEWTON

PRO – Ottima alternativa ai rifrattori apocromatici (ma non sostituibili). Hanno un’ostruzione ridottissima, quindi un ottimo contrasto. Difficilmente si scollimano. Ottimi gli esemplari di produzione Russa. CONTRO – Sono piuttosto pesanti ed ingombranti. I grossi diametri soffrono il cattivo seeing. Hanno un tempo di acclimatamento elevato. Hanno prezzi più elevati rispetto ai normali Newton.

RIFLETTORI MAKSUTOV-CASSEGRAIN

PRO – Sono strumenti compatti che offrono comunque lunghe focali. Difficilmente si scollimano. Hanno una discreta resa nell’osservazione ad alti ingrandimenti. CONTRO – Sono abbastanza pesanti, a parità di diametro, rispetto ad altri schemi ottici. I grossi diametri soffrono il cattivo seeing. Hanno un tempo di acclimatamento elevato. Il menisco frontale tende ad appannarsi con l’umidità. I modelli ben realizzati hanno prezzi piuttosto elevati.

RIFLETTORI SCHMIDT-CASSEGRAIN

PRO – Sono strumenti compatti che offrono grandi aperture. Difficilmente si scollimano. Sono relativamente leggeri. Hanno prezzi accettabili. Il mercato offre moltissimi accessori, tutti standardizzati. CONTRO – Schema ottico versatile ma non sempre di buona qualità. Si prestano a tutti i tipi di osservazione, ma senza eccellere in nessuna di esse. Soffrono molto il cattivo seeing. Non offrono mai immagini incise. Hanno un tempo di acclimatamento molto elevato. La lastra correttrice frontale tende ad appannarsi facilmente con l’umidità. Non sono strumenti da osservazione ”mordi e fuggi”, meglio se installati in postazioni fisse.

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