Collimazione newton Vixen R200SS

Indicazioni per collimare il newton Vixen R200SS

 

COLLIMAZIONE NEWTON VIXEN R200SS

(Cristiano Tuffanelli – 2011)

 

La collimazione delle ottiche è di fondamentale importanza, per ogni tipo di strumento, a lente o a specchio che sia. Mentre per i rifrattori il discorso lascia il tempo che trova, poichè la collimazione di fabbrica dovrebbe essere eterna, per i riflettori il discorso cambia, e non raramente è necessario intervenire. Su internet già si trova tanto materiale che spiega, anche molto bene, come collimare le ottiche newton, ma attenzione, la collimazione del Vixen R200SS è tutt’altro che semplice e paragonabile a una qualunque ottica newton! Vediamo quindi di seguito come procedere per ottenere una corretta collimazione.

Il Vixen R200SS è uno strumento con rapporto focale di f/4, quindi molto spinto, e per sfruttare al massimo il fascio di luce proveniente dallo specchio primario, è stato decentrato lo specchio secondario rispetto all’asse ottico principale. Questo spostamento è chiamato OFFSET, e nel nostro caso è di ben 3,8mm dal lato opposto al focheggiatore.

  

Per una corretta collimazione è necessario segnare sui due specchi il centro ottico, e di seguito sono riportate le indicazioni per poterlo fare in maniera semplice e precisa.

Per lo specchio primario, occorre disegnare con un compasso un cerchio dello stesso diametro su un cartoncino. Ritagliare il cerchio, e in corrispondenza del foro centrale fatto dal compasso, praticare un foro di almeno 2 o 3 millimetri. Sovrapporre allo specchio primario il cartoncino con delicatezza e precisione, poi con un pennarello indelebile nero disegnare un cerchio di 2 o 3mm sullo specchio attraverso il foro centrale del cartoncino. 

Per lo specchio secondario occorre segnare il centro dell’asse ottico considerando l’offset. Questo è possibile in diversi modi, ma visto che nel Vixen R200SS il supporto stesso del secondario è già decentrato quanto basta,  consiglio di procedere come di seguito. Estrarre il supporto del secondario svitando completamente la vite centrale a croce, mantenendo il tubo adagiato sul fianco e tenendo saldamente in mano il supporto del secondario. Utilizzando poi un trapano a colonna (non temete, non bucheremo nulla), un pennarello indelebile nero a punta media e rotonda, una vite a testa esagonale M6 lunga circa 2 o 3 centimetri e una morsa per macchine utensili con piano rettificato.

1. Mettere il pennarello nel mandrino, lasciandolo sporgere per circa 3/4 della sua lunghezza. Fere girare il mandrino a mano per controllare che il pennarello giri esattamente sul proprio asse.

2. Ora stringere nella morsa la testa esagonale della vite M6, lasciando sporgere il filetto verso l’alto per tutta la sua lunghezza, e facendo attenzione che sia perfettamente perpendicolare al piano rettificato della morsa, aiutandosi magari con una squadra. 

3. Posizionare la morsa sul piano del trapano, e regolare l’altezza del piano in modo che vite e pennarello si sfiorino. Dopodichè fissare la morsa sul piano in modo da far coincidere la punta del pennarello con l’asse della vite.

4. Abbassare il piano del trapano quanto basta per avvitare sulla vite il supporto del secondario. Facendo attenzione a non decentrare l’asse vite/pennarello.

5. Con l’apposita leva abbassare il mandrino come se si volesse forare lo specchio secondario, facendo appoggiare leggermente la punta del pennarello sullo specchio. Ripetere questa operazione più volte, fino a quando sullo specchio apparirà un puntino nero bello nitido.

 

Ora è possibile rimontare lo specchio secondario sulla raggiera del tubo, e registrarlo nel modo corretto, procedendo come indicato di seguito.

1. Svitare completamente le tre viti di collimazione del secondario, facendo però attenzione a non estrarle.

2. Con il telescopio in posizione orizzontale, riposizionare il supporto del secondario fissandolo con l’apposita vite centrale, senza dimenticare le due rondelle (una metallica e l’altra in gomma dal lato specchio) e non stringendo eccessivamente la vite centrale a croce.

3. Posizionare il tubo in verticale, appoggiandolo sulla culatta dello specchio primario, o meglio ancora utilizzando la sua montatura equatoriale. ATTENZIONE! Da ora in poi lo specchio primario è pericolosamente esposto, quindi è necessaria moltissima cura per evitare che qualcosa ci cada sopra compromettendo definitivamente l’ottica! Consiglio di infilare una  spugna spessa 3/4cm preferibilmente di colore chiaro, opportunamente sagomata, a metà strada tra il primario e il secondario, così se dovesse cadere una brugola si evita il contatto con lo specchio primario, e poi sarà molto utile per il passo successivo.

4. Mettere un oculare Cheshire nel focheggiatore, e posizionare la corsa in maniera da poter vedere interamente lo specchio secondario. Ruotare con una mano il supporto del secondario affinché il puntino nero sullo specchio secondario coincida con l’incrocio del crocicchio del Cheshire. Questa operazione serve a posizionare grossolanamente lo specchio secondario da destra a sinistra, mentre per orientarlo da alto a basso, occorre agire sulla vite centrale (stringere per alzare e allentare per abbassare). Una volta trovata la corretta posizione occorre avvitare le tre viti di collimazione, solo puntandole leggermente, senza stringerle. A questo punto guardando nel Cheshise il bordo del secondario dovrà apparire esattamente concentrico col bordo dell'oculare ed il puntino nero in corrispondenza della croce dell’oculare. Non fate caso in questa fase a ciò che viene riflesso nel secondario.

5. Ora si deve orientare in maniera fine lo specchio secondario. Inclinate o adagiare sul fianco il telescopio e azzerare le regolazioni dello specchio primario, svitando completamente ma senza toglierle le viti di spinta, e avvitando completamente le viti di tiraggio. Togliere la spugna e riportare in verticale il telescopio, poi con molta attenzione agire sulle tre viti di collimazione del secondario, fino a vedere il puntino nero dello specchio primario sovrapporsi a quello del secondario, e di conseguenza alla croce del Cheshire. A questo punto l’orientamento dello specchio secondario garantisce una precisa perpendicolarità tra asse ottico del focheggiatore e asse ottico del telescopio.

Ora per completare la collimazione si deve orientare correttamente lo specchio primario, e qui occorre ancora una volta il Cheshire, orientandolo però in modo da illuminare lo specchietto ellittico. Osservando quindi all’interno dell’oculare, si potranno vedere oltre ai puntini neri sovrapposti, la croce e i riflessi primario/secondario, anche il cerchietto luminoso del Cheshire. Questo riflesso dovrà essere concentrico rispetto ai puntini neri degli specchi, e per farlo occorre agire sulle viti di regolazione dello specchio primario. Alla fine di questa operazione, osservando nell’oculare si vedrà il riflesso del Cheshise con all’interno i due punti neri sovrapposti al centro della croce. Notare che il riflesso del portaoculari NON è centrato sullo specchio secondario. Questo non è un errore, ma il risultato dell’offset dello specchio secondario. In fatti, se si ruota il Cheshire in modo da sovrapporre il crocicchio sulle quattro razze che sostengono il secondario, ci si accorge che il centro della croce coincide perfettamente con i puntini neri sovrapposti dei centri degli specchi, avendo il riflesso del primario e del focheggiatore perfettamente concentrici, ma il riflesso del secondario sul primario no. 

 

In conclusione, per affinare la collimazione si consiglia sempre di dare gli ultimi ritocchi puntando una stella di seconda o terza magnitudine. Fare attenzione però, poiché durante lo star test, a causa dell’offset l’ombra del secondario non è concentrica, quindi occorre verificare la concentricità degli anelli di diffrazione e soprattutto il punto di Poisson (puntino luminoso all’interno dell’ombra del secondario), che deve rappresentare il centro perfetto dell’immagine stellare sfocata. Nel caso sia necessario intervenire sulla collimazione, agire solamente sullo specchio primario, senza mai toccare le viti dello specchio secondario.