Klevstov-Cassegrain TAL 150K (Venduto)

Klevstov - Cassegrain TAL 150K da 150mm F1550 f/10,3

 

TAL 150K

Tuffanelli Cristiano - 2010
 

All’inizio del nuovo millennio è apparso sul mercato un curioso catadiottrico da 150mm, che tra gli astrofili di tutto il mondo ha suscitato un discreto ed inaspettato interesse. Realizzato dai maestri ottici russi, è caratterizzato da scelte costruttive decisamente inusuali. Questo strumento, negli anni successivi al suo esordio, ha poi fatto da apripista ai fratelli maggiori da 200mm e persino da 250mm. Vediamo quindi come mai questo Tal 150K è così particolare.  

 

 Di seguito sono riportate le caratteristiche principali del Tal 150K.

 

  

DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO

Al momento dell’acquisto il Tal 150K è contenuto in un imballo di cartone molto ben rinforzato ed imbottito, tanto che per estrarre la vera e propria cassa contenente l’ottica, occorrono diversi minuti. Sballato il tutto, con non poco stupore ci si trova di fronte ad una scatola in legno e acciaio, massiccia, con tanto di targhetta metallica e numero di serie stampigliato sopra. Al primo sguardo pare veramente roba dell’altro mondo, nel senso che solitamente non siamo abituati a maneggiare prodotti realizzati in Russia. Qui la mentalità è ancora orientata sul contenuto del prodotto, non sulla forma, e ogni prodotto viene realizzato per funzionare, non per essere necessariamente bello. Attenzione, non voglio dire che i prodotti russi siano brutti, anzi! E’ solo che ormai siamo abituati a telescopi “fighetti”, in carbonio e alluminio, anodizzati color oro e lavorati al cnc; magari poi con una resa del tutto discutibile. In Russia invece non si scherza. La roba è fatta per andare e per durare nel tempo. Aprendo la scatola appare subito in primo piano il massiccio tubo in alluminio bianco e nero e, sulla destra il cercatore 6x30 con il relativo supporto. Appena sotto il cercatore si trova un piccolo vano dove sono contenuti i due oculari in dotazione, uno straccetto in velluto e un sacchettino in cotone cucito a mano, contenente dei sali igroscopici. Il tutto in perfetto stile russo, anche i disegni sulla stoffa! Il grosso diagonale invece è già inserito nel focheggiatore.

 

Il tubo è interamente in alluminio, estruso e tornito, mica in lamiera come nei soliti tubi , anche di marchi blasonati. L’anello anteriore che sorregge il secondario è in acciaio verniciato di nero, mentre la culatta è in alluminio, molto massiccia con un focheggiatore a cremagliera da 31,8mm, sempre in livrea nera. Sulla parte inferiore del tubo è presente una piastra che permette di fissare la barra di collegamento alla montatura. Per questo strumento una barra Vixen da 15cm è più che sufficiente. La superficie interna del tubo è particolare, presenta una fitta e profonda filettatura ed è verniciata di nero opaco (o quasi…). Sistema un po’ insolito ma comunque abbastanza efficace. Forse la vernice avrebbe dovuto essere più opaca… Il cercatore è un piccolo ma ben fatto 6x30, che rispetto ai cercatori economici, oltre a possedere ottime lenti e un’esemplare intubazione, ha la possibilità di messa a fuoco tramite un comodo focheggiatore elicoidale. Il supporto del cercatore è fissato al tubo principale tramite 2 viti e, la regolazione avviene tramite due terne di viti a 120°, che lavorano su appositi anelli attorno al corpo del cercatore. Particolare che lascia un po’ perplesso invece è il diagonale, che apparentemente è un normale 31,8 ma che poi si rivela dedicato, avendo un cono sull’inserto maschio che permette il fissaggio dell’accessorio al focheggiatore, evitando accidentali cadute . A causa di questo cono non è possibile inserire e fissare altri diagonali. Il diagonale in dotazione è a specchio regolabile, apparentemente non è proprio il massimo ma, messo a confronto con un comune diagonale Celestron a specchio, non si notano differenze sostanziali. Da segnalare il fatto che senza diagonale non è possibile raggiungere il fuoco. Il focheggiatore ha una corsa di soli 25mm e, solamente con un apposito tubo di prolunga (autocostruito) è possibile lavorare senza diagonale e collegare direttamente un CCD. In fine, in dotazione vengono dati due oculari Plössl da 31,8mm, uno con focale da 20mm e l’altro da 10mm, entrambi ben fatti e dalla resa più che decorosa. Sicuramente meglio degli oculari dati in dotazione da Celestron o Meade.

  

Il Tal 150K è un’ottica Klevstov. Un progetto piuttosto originale che si differenzia dai più diffusi Maksutov, prevedendo il correttore di fronte allo specchio secondario, invece di utilizzare un menisco frontale. Le prestazioni ottiche sono simili ad un Maksutov ma, rispetto a questi più diffusi strumenti, i Klevstov hanno i loro bei vantaggi. Innanzi tutto il costo di realizzazione è notevolmente inferiore, essendo il correttore un sesto circa del diametro che dovrebbe avere il menisco. Il tubo è aperto quindi, i tempi di acclimatamento sono nettamente inferiori rispetto ad un tradizionale Maksutov. In fine, e non per questo meno importante caratteristica, non avendo il menisco non c’è il pericolo di cadere vittima della condensa. Unico punto a sfavore è che per sostenere il secondario è necessario utilizzare degli spikes, proprio come per i newton o per i cassegrain. Qui però i progettisti russi si sono sbizzarriti realizzando tre supporti curvi, posti a 120°, che secondo loro dovrebbero limitare di molto la diffrazione, quindi influire in maniera limitata sulla diminuzione di contrasto. Senza dubbio una scelta coraggiosa e unica nel suo genere, almeno per strumenti così piccoli. Inspiegabilmente però per questo Tal, i tre supporti hanno uno spessore di ben 3mm, che a mio parere sono decisamente sovradimensionati.

 

 

 

 

La cella che ospita il secondario ed il correttore ha un diametro di 54mm per uno sviluppo in profondità di circa 70mm. Qui sono contenuti gli elementi necessari per riflettere e correggere l’immagine proveniente dallo specchio primario. Lo specchio secondario può essere collimato tramite 3 gruppi da 2 viti antagoniste, che durante il normale utilizzo dello strumento, sono coperte da un coperchietto metallico posto frontalmente al tubo. Il primario sferico invece è fisso, non è collimabile e presenta al centro, in corrispondenza del foro d’uscita, un paraluce cilindrico che si protende in avanti per circa 75mm. Osservando un’intensa sorgente luminosa, attraverso il focheggiatore, senza nessun oculare inserito, è possibile vedere il trattamento antiriflesso del correttore, che in determinate angolazioni appare blu/violaceo. Sempre in questa occasione appare anche una notevole luce riflessa sui lati interni del tubo. Problema che nell’utilizzo su soggetti luminosi crea una notevole carenza di contrasto, dovuta ad una non proprio eccellente opacizzazione interna.

 

STAR TEST

Nel 2006 Wolfgang Rohr ha testato al banco un’esemplare di Tal 150K, ottenendo interessanti risultati che confermano l’efficacia e qualche piccolo problema relativi a questo insolito schema ottico. Di seguito i risultati dei principali test.

 

Da questo interferogramma realizzato utilizzando una sorgente luminosa a 532nm, si ottiene un fattore di Strehl pari a 0.913, un valore elevato se si pensa che l’ottica ideale avrebbe un valore pari a 1. Pochi strumenti hanno simili valori e, solo i rifrattori apocromatici hanno valori prossimi a 1. Da questo test però appare anche un certo astigmatismo, che va ad alterare in misura evidente l’immagine, che dovrebbe essere più puntiforme possibile. Sottraendo il contributo dell’astigmatismo e possibile ottenere un valore di Strehl di ben 0,969. Elevatissimo ma, che comunque è un risultato sintetico, assolutamente inutile per definire la qualità dell’ottica completa ma, che da un’idea della buona lavorazione dello specchio primario. Da ciò si deduce che probabilmente l’astigmatismo, e un leggero coma, sono dovuti ad una sovracorrezione, imputabile quasi sicuramente al correttore. 

In definitiva il Tal 150K testato ha comunque una buona correzione, attorno a λ/7, ovvero un’ottica più che accettabile per l’uso amatoriale. Anche tramite il test di Foucault, riportato nell’immagine seguente, si può notare un certo astigmatismo.

 

Per quanto riguarda invece l’esemplare in mio possesso (N° 199), a suo tempo realizzai il semplice ma severo test di sfuocatura su stella. Come da foto seguente eseguita su Arturo, si nota una lieve aberrazione sferica e sicuramente un difetto zonale. Probabilmente il difetto zonale è dovuto allo specchio primario lievemente ribattuto al bordo. L’immagine del secondario è ben centrata, come il punto di Poisson, quindi la collimazione e la centratura di tutti gli assi ottici dei vari elementi è perfetta. Evidenti sono ovviamente i tre supporti del secondario, che comunque, come da indicazione dei progettisti, non arrecano evidenti disturbi sui soggetti a fuoco.

 

Per il momento non ho ancora trovato ulteriori test. Sarebbe molto interessante il test al reticolo di Ronchi e il test per verificare la rugosità dello specchio primario ma, purtroppo ho venduto il Tal 150K prima di scrivere questa recensione.

 

PROVA SUL CAMPO

Il comportamento sul campo del Tal 150K è stato osservato in diverse serate, più o meno limpide, con valori di seeing compresi da III a IV su scala Antoniadi, sempre dalla pianura a nord di Milano. Gli oculari utilizzati, oltre ai Plössl da 20mm e 10mm in dotazione sono stati i seguenti:

Polarex Unitron Monochro da 40mm

Vixen Kelner da 28mm

Vixen Ortoscopico da 7mm

Barlow Apo 2X Kasai

 

LUNA

Sul nostro satellite naturale la resa è globalmente buona. Con buon seeing appaiono particolari contrastati e nitidi fino a circa 200X. Sui bordi non sono presenti aloni colorati ma, se si mette la Luna al bordo si generano evidenti aloni e riflessi sul fondo cielo. Nel cratere Plato non è stato possibile scorgere nessun particolare. Le immagini della Luna confrontate con un rifrattore Tal 100RS perdono in contrasto ma vincono decisamente in luminosità, ovviamente a pari ingrandimento. Ultimo dettaglio da sottolineare è il colore della Luna, che con questo catadiottrico appare decisamente giallognolo.

 

VENERE

Il pianeta “che non perdona” mette a dura prova qualsiasi telescopio, e anche per il Tal 150K non è stata vita facile. In più serate ho osservato questo pianeta, anche in posizioni alte sull’orizzonte ma, non è mai stato possibile ottenere immagini paragonabili lontanamente a quelle di un rifrattore o un Maksutov. Non sono presenti colori blu e rossi ma l’astro rimane tremolante, impastato, con riflessi giallo/verdi. Inutile tentare di spingere gli ingrandimenti, oltre i 150X non è possibile andare a fuoco.

 

SATURNO

Il pianeta inanellato appare totalmente giallo, senza differenze cromatiche evidenti tra il pianeta ed il suo anello. Anche se al momento delle osservazioni, l’inclinazione di Saturno poneva quasi di taglio gli anelli, è stato possibile osservare un discreto numero di particolari. La divisione di Cassini è debole ma chiaramente visibile. Il disco del pianeta è striato e più chiaro all’equatore. Anche l’anello presenta deboli disomogeneità, e l’ombra proiettata sul disco è nitida e ben contrastata. E’ stato possibile spingere gli ingrandimenti a 150X ma, a poco oltre i 200X l’immagine diviene confusa, quasi irregolare e sovrapposta. In questa occasione ho voluto capirne il motivo e controllare la collimazione, ma credo che il problema sia imputabile solamente a quel filo di astigmatismo di cui ho parlato pocanzi.

 

MARTE

Il pianeta rosso osservato quasi all’opposizione appare piuttosto grande, decisamente arancione con una calotta polare ben evidente. Anche a 150X appaiono disomogeneità più scure ed irregolari sulla superficie. A 200X si ripresenta lo stesso problema descritto con Saturno, quindi inutile tentare di spingere oltre questo limite.

 

STELLE DOPPIE

Solitamente strumenti con rapporto focale così lungo sono l’ideale per le osservazioni ad alti ingrandimenti, quindi su stelle doppie il Tal 150K non dovrebbe deludere. Ebbene, la resa di questo strumento su stelle doppie non mi ha mai convinto fino in fondo. Già a 200X le stele non appaiono proprio puntiformi, sembra che abbiano delle piccole punte, dei sottilissimi baffi luminosi. Tanto che la Doppia doppia nella Lyra non è possibile quasi separarla nei suoi quattro componenti. Cosa che con un Intes MK 67 è possibile fare tranquillamene a 190X. Anche la Polare non è impresa facile da sdoppiare, i baffi di luce attorno alla stella principale vanno a confondere quasi interamente il debole disco di Hairy della piccola compagna. Che sia dovuto questo problema sempre all’astigmatismo e ad un filo di coma?

 

AMMASSI STELLARI

Qui il Tal 150K non delude. A bassi e medi ingrandimenti le stelline sono molto piccole. A circa 40X le Pleiadi si mostrano in tutto il loro splendore. Molte le stelle comprese nel campo, anche quelle molto deboli. Non è però possibile distinguere i colori che solitamente si scorgono con strumenti di eguale e maggiore diametro. Bene anche con il doppio ammasso di Perseo. L’ammasso è immerso in un’abbondante porzione di cielo nero e, questa volta sono visibili una manciata di stelle leggermente rossastre. M13 e M92 appaiono come batuffoli puntinati anche a 200X, anche se con questi ingrandimenti occorre sfruttare la visione distolta.

 

PROFONDO CIELO

Purtroppo dalla mia postazione osservativa non c’è molto da vedere. M31 appare molto debole e M42 distribuita appena oltre il trapezio. Il problema non è assolutamente imputabile allo strumento, ma al cielo maledettamente inquinato della Pianura Padana. In fatti, puntando M51, decisamente più a nord e quindi vicina allo zenit, è possibile vedere chiaramente un oggetto bilobato anche a 55X.    

 

 

GIUDIZIO

 

Il Tal 150K è in sostanza un buono strumento, con i suoi limiti certo ma, sicuramente trascurabili e per nulla fastidiosi per un utilizzo “tranquillo”. E’ uno strumento da osservazioni “mordi e fuggi”, facile da trasportare, veloce nell’acclimatamento e abbastanza leggero per essere sorretto da montature anche economiche. La resa su oggetti medio luminosi e luminosi è buona. Il contrasto è buono se non si tentano ingrandimenti eccessivi. In termini di luminosità è paragonabile ad un rifrattore da 100 / 110mm, col vantaggio però di non avere nessuna aberrazione cromatica. Non adatto alla fotografia con reflex digitali, il focheggiatore da 31,8mm vignetta molto sul formato APS, e in posizioni prossime allo zenit il peso della fotocamera tende a portare la corsa completamente in extrafocale. Per questo genere di utilizzo esistono strumenti ben più adatti. Bene invece per il visuale. Sufficientemente nitido e contrastato su ammassi aperti e Luna. Ottimo sostituto dei lunghi rifrattori e discreto compagno delle vacanze in luoghi bui.    

 

PRO:

Strumento compatto con intubazione molto resistente.

Buona correzione ottica.

Non avendo il menisco non è soggetto a condensa.

Velocissimo nell’acclimatamento.

Strumento molto indicato per le osservazioni “mordi e fuggi”.

Prezzo contenuto (veniva venduta solo l’ottica a circa 700 Euro).

 

CONTRO:

Un po’ pesante per la sua classe.

Focheggiatore piccolo (31,8mm) e un po’ duro, soprattutto con il freddo.

Opacizzazione interna decisamente migliorabile.

Ottica leggermente astigmatica.

Colore delle immagini tendente al giallo.