Synta NEQ6 Pro

Versione più recente dell'ormai famosa EQ6. Rivista nella lavorazione e nell'elettronica

 

Montatura equatoriale Synta NEQ6 Pro SkyScan V3.01
 
PREMESSA
 
Le informazioni di seguito riportate, valgono per il momento in cui è stato scritto il presente articolo (Dicembre 2010). Tutto quello che è accaduto in seguito, come variazione di nomi e aggiornamenti di ogni genere, non sono qui riportati.
 
STORIA ED EVOLUZIONE
 
La EQ6 è una montatura equatoriale alla tedesca, apparsa sul mercato agli inizi del 2001. Di fabbricazione cinese, è ispirata alle giapponesi Takahashi EM200, almeno nella forma...
Prodotta inizialmente con livrea nera, entrava prepotentemente nel mercato mondiale, promettendo prestazioni da sogno ad un prezzo molto contenuto.
La casa costruttrice (Synta Optical Technology Co. Ltd) dichiarava all'esordio una portata di 25Kg, che poi negli anni è stata ricalibrata intorno ai 18,5Kg. Portata quest'ultima molto più veritiera e comunque, di tutto rispetto, permettendo di montare strumenti già di medie dimensioni. Questa sua caratteristica, ed il prezzo nettamente inferiore rispetto alle concorrenti di egual portata, fanno tutt'ora di questa montatura uno strumento diffuso anche tra gli astrofili esperti ed esigenti.
La prima versione era piuttosto scarna e mal curata. Non erano presenti la livella a bolla, l’illuminazione del cannocchiale polare, i riferimenti per poter settare il cannocchiale polare, la pulsantiera era un banale comando manuale degli assi e i moti erano affidati a due motori passo passo da 96 passi/giro, con riduzione 132:1 in modalità half-step. L’errore periodico (EP) era piuttosto elevato, spesso superava i +/-20 Arc” e, anche l’andamento del periodismo era piuttosto “nervoso”. Questo problema non collocava certo la EQ6 in quella famiglia di montature concepite per fare astronomia in modo serio. Un EP così elevato era frutto di una pessima lavorazione meccanica delle viti senza fine (VSF) e delle corone. Anche i cuscinetti a sfera, traballanti nelle sedi e di pessima qualità, insieme all’ormai famoso grasso nero che, più che un lubrificante sembrava un collante, contribuivano ad ostacolare un corretto e preciso funzionamento. In sostanza i primi esemplari erano veramente pessimi. Chi a suo tempo li ha acquistati ha dovuto impazzire per ottenere risultati soddisfacenti, apportando modifiche e migliorie spesso anche molto costose. Non elencherò in questo articolo quanto è necessario per trasformare una vecchia EQ6 in una decente montatura, ma mi concentrerò ad illustrare il comportamento delle nuove e più recenti versioni di questa interessante montatura.
 
 
 
La EQ6 negli anni ha subito (per fortuna) alcuni aggiornamenti, e il primo modello denominato anche EQ6 Visual, è stato nel 2006 affiancato da una versione corredata da un’elettronica più evoluta, dando così all’utente la possibilità di effettuare il puntamento automatico degli oggetti. Questa evoluzione è stata denominata EQ6 Pro, equipaggiata con la ormai famosa pulsantiera SkyScan, adottata poi in diversa veste anche dalla Celestron. La montatura a questo punto, per questioni di marketing doveva cambiare faccia, quindi la livrea è passata dal cupo nero al più professionale bianco.
Meccanicamente la montatura era la stessa, quindi tutti i problemi elencati sopra sono stati ereditati di conseguenza. Le grosse differenze erano oltre all’elettronica, l’illuminazione del cannocchiale polare e la livella a bolla.
 
 
 
L’elettronica SkyScan, inizialmente distribuita nella versione 2.01, era anche fornita separatamente alla montatura, permettendo l’upgrade delle vecchie EQ6.
La versione 2.01 però aveva dei limiti, tra cui l’impossibilità di effettuare il PEC e di usufruire di alcuni comodi comandi, oltre ad essere poco precisa. Si sono quindi susseguite le versioni 2.03 e 2.05 fino ad arrivare alla completa revisione con la versione 3.01.
Questa recente versione vanta un progetto completamente nuovo e una componentistica canadese, capace di governare la montatura in modo più preciso ed affidabile, aprendo così finalmente le porte anche all’astrofotografia di un certo livello.
 
 
 
CARATTERISTICHE
 
Vediamo quindi le caratteristiche della più recente evoluzione, denominata NEQ6 Pro, presentata nel 2008, e al momento della scrittura del presente articolo, l’ammiraglia di casa Synta. Questa versione pare sia frutto di una più accurata lavorazione e di una revisione del progetto iniziale, utilizzando anche materiali di qualità più elevata.
 
Peso testa: 17Kg
Altezza testa: 350mm
Portata dichiarata: 18,5Kg (20Kg con strumenti compatti)
Asse A.R.: Acciaio diametro 39mm – lunghezza 210mm
Asse DEC: Acciaio diametro 38mm – lunghezza 260mm
Ogni asse monta 3 cuscinetti, due a sfere e uno conico a rulli che funge da reggispinta
Corone dentate in ottone da 180 denti – diametro 92mm (sia per asse A.R. che DEC)
Viti senza fine in acciaio – diametro 18mm – montata su due cuscinetti a sfera
Barra contrappesi retrattile – diametro 18mm – lunghezza 250mm + possibilità di prolunga
Contrappesi: 5,1Kg (la confezione prevede 2 pezzi)
Livella a bolla per lo stazionamento
Sistema di ancoraggio tubi ottici con slitta a coda di rondine Losmandy da 75mm (su richiesta)
Sistema di puntamento automatico SynScan V3.01 (per questioni di copyright è stato abbandonato il vecchio nome SkyScan).
 
Quest’ultimo accessorio merita una breve ma fondamentale descrizione, per poter così conoscere le potenzialità dell’intero sistema.
 
Controllo dei motori con velocità da 1x fino a 800x
Regolazione delle rampe di accelerazione e decelerazione
Autoguida tramite porta ST4
Velocità di guida da 0.125x a 1x
Inseguimento siderale, siderale + PEC, lunare e solare
Allineamento ad 1 stella, 2 stelle, 3 stelle
Database di 13740 oggetti (cataloghi M, NGC e IC)
Funzione Enhancement (PAE) per migliorare il puntamento
Correzione Backlash su entrambe gli assi
Ricevitore GPS opzionale
Interfaccia con PC tramite porta RS232 con protocollo Ascom 
Aggiornabile tramite porta RS232 scaricando il firmware aggiornato dal sito Sky-Watcher o Auriga
 
 
UTILIZZO DELLA MONTATURA
 
Passiamo ora dalla teoria alla pratica, testando sul campo la nuova NEQ6.
Al momento della vendita, la montatura è contenuta in un imballo di cartone di notevoli dimensioni e peso, dove al suo interno vi è una conchiglia in polistirolo, sagomato per accogliere il pesante blocco di alluminio e acciaio.
Treppiedi e contrappesi invece, per questioni di comodità, visto anche il peso, sono contenuti in differenti scatole, sempre in cartone con conchiglia in polistirolo.
Per montare il tutto, la prima cosa da fare è sballare il treppiedi. Appena tolto dalla scatola appare ben fatto, piastra in alluminio ben verniciata, dadi autobloccanti e tubi da 50,8mm in acciaio inox rettificati. Appoggiato a terra, ci si accorge che i tre puntali non hanno la possibilità di montare i gommini, mancanza notevole per chi osserva da balconi o terrazze. Ma i brividi vengono quando si sballa la piastra di serraggio in alluminio, che tramite tre “forche” a 120° va a bloccare le tre gambe, direttamente sui tubi d'acciaio! Senza gommini o quant’altro per evitare di rigare o schiacciare i tubi… Sia pur con un filo d’ansia, fatta questa operazione si può passare alla montatura.   
La scatola della montatura contiene anche la pulsantiera SynScan V3.01 e gli appositi cavi.
Al primo colpo d’occhio la NEQ6 appare massiccia e ben fatta. Un osservatore attento però, appena tolta la montatura dal suo imballo, già nota una verniciatura a spruzzo un po’ grossolana e che interessa solamente le parti in vista. Il peso è notevole, e metterla sul treppiedi non è poi così comodo. Consiglio di fare questa operazione con treppiede completamente abbassato, o alzato solo di una decina di cm, per evitare inutili sforzi.
L’accoppiamento montatura/piastra treppiedi è perfetta, e l’ancoraggio viene garantito da una ben dimensionata vite M10, che ha il compito anche di bloccare le gambe del treppiedi.
 
 
 
La pulsantiera si collega tramite connettore a vaschetta, e l’alimentazione a 12V viene fornita tramite un cavetto bipolare, quindi non ci sono troppi cavi e cavetti intorno ad ostacolare i movimenti degli assi.
 
 
 
Svitando il coperchio posteriore dell’asse di A.R. è possibile accedere al cannocchiale polare. Con mio disappunto mi sono accorto che quest’ultimo non viene fornito già allineato e tarato, quindi manuale alla mano e una quindicina di minuti di tempo, sono gli ingredienti necessari per installare correttamente questo fondamentale strumento. Effettuando questa operazione ci si accorge che il cannocchiale polare non è poi così ben fatto… Traballa nella sua sede, e se messo a fuoco all’infinito, il crocicchio ha un notevole gioco. Tutto ciò va poi a discapito della precisione di allineamento polare.
 
 
 
Montata la testa e allineato il cannocchiale polare, è il momento di mettere i contrappesi. La barra è retrattile, e tramite l’apposita leva di bloccaggio è possibile estrarla. Proprio per questa sua caratteristica, la lunghezza della barra è limitata, ma quest’ultima versione prevede una comoda prolunga. A vedere la barra estratta viene da sorridere, traballante e maledettamente piccola (18mm di diametro), sembra ereditata dalle sorelline EQ3, e non centrare nulla con la mastodontica montatura. Considerazione personale a parte, il suo lavoro lo fa comunque.
 
 
 
I contrappesi invece sono ben fatti, in acciaio verniciato di bianco, sono dotati di boccola in teflon e vite di serraggio con testa sempre in teflon, così da non rigare la barra portante.
 
 
 
Ora è possibile finalmente montare il telescopio. L’attacco della montatura è a coda di rondine Losmandy (nel mio caso), non male se fosse un po’ più lungo e avesse le viti di serraggio un po’ più distanziati tra loro. Per questo motivo ho preferito utilizzare la piastra Vixen/Losmandy della Geoptik, ampiamente sufficiente per montare un Intes MK66 + un rifrattore guida da 60mm f/13,3 necessari per effettuare i test.
 
 
 
 
COMPORTAMENTO SUL CAMPO
 
Per prima cosa occorre allineare la montatura con l’asse polare. L’allineamento polare può essere fatto in due modi: il primo tramite la pulsantiera SynScan, che in seguito all’inserimento di data, ora e luogo precisi, fornisce le indicazioni su come ruotare l’asse di A.R. per posizionare così il cannocchiale polare; il secondo invece rimane il tradizionale cannocchiale polare, impostando data e ora sui cerchi graduati della montatura. Per tradizione e per soddisfazione personale ho utilizzato il secondo metodo.
Questa operazione comporta l’utilizzo delle viti di regolazione, e devo dire che quella di regolazione della latitudine, posta sul lato sud, risulta molto dura e difficile da ruotare.
Subito dopo l’allineamento polare, la pulsantiera chiede l’allineamento con una, due o tre stelle. Inutile dire che per ottenere un puntamento più preciso possibile è di rigore l’allineamento a tre stelle.
 
Primo test è stato quello relativo al puntamento automatico, volutamente senza l’ausilio del PAE.
E’ iniziata così una serie di puntamenti in ogni angolo del cielo, ovviamente ad alti ingrandimenti, in modo da mettere alla frusta sia la meccanica che l’elettronica, verificando così la precisione del sistema. Il test è stato effettuato montando un Intes MK-66, del peso di circa 6Kg.
Ebbene questa nuova NEQ6 si è rivelata impeccabile. Tutti, ripeto tutti gli oggetti puntati, dall’estremo est all’estremo ovest visibili, passando da declinazioni comprese tra -10° e +85°, sono stati puntati con successo, anche a più di 100X. Risultato non trascurabile, soprattutto conoscendo i precedenti. Anche il backlash è risultato estremamente contenuto, in entrambe gli assi, anche ad elevati ingrandimenti (250X) è rimasto quasi impercettibile.
 
Secondo test è stato quello relativo all’ errore periodico dell’asse di A.R., volutamente senza l’ausilio del PEC.
Il test è stato effettuato con la procedura descritta nell’articolo Test dell’Errore Periodico, utilizzando come ottica sempre l'Intes MK-66, con focale di 1800mm, e come sensore di ripresa una reflex digitale Canon EOS 350D montata al fuoco diretto. Questo connubio permette di ottenere una risoluzione di 0,745 Secondi d’ arco a pixel (Arc”/pixel).
Dal test risulta che la NEQ6 in questione ha un errore periodico di +/-10Arc” e, una periodicità abbastanza morbida, senza eccessivi picchi o disomogeneità nel movimento. Pensando che la montatura non è mai stata rodata, è un risultato direi eccellente per la sua categoria. Il grafico seguente riporta la media di due rotazioni complete della vite senza fine.
 
 
 
Terzo ed ultimo test è stato quello relativo all’autoguida, anche questa volta senza PEC.
Test effettuato sempre montando l’Intes MK-66, ma con l’aggiunta di un XP3 e un rifrattore guida da 60mm f/13,3. Il peso della strumentazione sale così intorno ai 9,5Kg.
Utilizzando una webcam Philips SPC900 e come software di guida Maxim DL 5 Pro, il risultato ottenuto è più che soddisfacente, rimanendo l’errore di inseguimento contenuto in +/-1 pixel ovvero, non oltre i +/-1,45 Arc”. Un risultato a mio avviso assolutamente inaspettato per questo tipo di montatura.
 
 
 
 
CONCLUSIONI
 
Direi che questa aggiornata versione di EQ6, denominata NEQ6 Pro, è una montatura di tutto rispetto. La meccanica è buona, come l’elettronica. Nell’insieme il test ha dato risultati ampiamente positivi, superando le mie aspettative. Questa montatura si colloca senza troppi problemi in quella fascia di montature di media portata, da considerare per fare astronomia in modo serio, ad un prezzo assolutamente concorrenziale. Ci sono molti pro e purtroppo anche qualche contro, ma se l’evoluzione non si fermerà qui, è solo questione di tempo.
 
10 punti PRO
 
1. Molto stabile, anche con strumenti di media grandezza come il Celestron C9.25, sempre se il tutto viene montato su una buona colonna.
2. Portata elevata (20Kg senza particolari problemi se lo strumento è compatto).
3. Errore periodico ridotto e abbastanza lineare (+/- 10 Arc”).
4. Ottima precisione nel puntamento degli oggetti (se ben allineata, 100% degli oggetti a 100X).
5. Possibilità di registrare ed applicare il PEC.
6. Possibilità di effettuare l’autoguida con velocità molto basse (0,125X).
7. Possibilità di governare i movimenti ed il puntamento direttamente da PC, tramite protocollo Ascom
8. Alimentazione a 12V (in realtà compresa tra 11V e 15V).
9. Assorbimento contenuto (circa 2A alla massima velocità).
10. Semplicità di utilizzo della pulsantiera SynScan V3.01.
 
10 punti CONTRO
 
1. Il treppiedi a corredo non è il massimo. Se alzato, con carichi elevati tende a vibrare.
2. Mancanza della batteria tampone dell’orologio interno (occorre impostare i dati ad ogni sessione osservativa).
3. Attacco del tubo ottico un po’ sottodimensionato (il problema si risolve con l’attacco Vixen/Losmandy della Geoptik).
4. Barra contrappesi da 18mm. Un bel diametro da 25mm non sarebbe guastato. In tal caso sempre la ditta Geoptik propone una barra proprio da 25mm.
5. Rumorosità durante i movimenti (a 8oox emette un bruttissimo rumore di ingranaggi che vibrano).
6. Cannocchiale polare decisamente “ballerino”. Avessero montato il buon vecchio Vixen…
7. Connettore di alimentazione un po’ precario, un bel connettore con ghiera filettata sarebbe stato sicuramente gradito.
8. Vite di regolazione della latitudine lato cannocchiale molto dura e scomoda (problema risolvibile con la vite cardanica Geoptik).
9. Il blocco degli assi è un po' deboluccio. A viti serrate, se si opera sul telescopio con mano non proprio leggerissima si sposta tutto.
10. La levetta di blocco dell'asse di declinazione è posta in una posizione un po' scomoda. Se l'asse di declinazione non è ben bilanciato, appena viene smollata vi fate un unghia nera... 
 

VOTO: Comunque sia, visto il prezzo, direi 8.5 senza ripensamenti.