Maksutov-Cassegrain-Rumak Intes MK-66 (Venduto)

Maksutov Cassegrain Rumak da 150mm F1800 f/12

INTES MK-66 STS

Tuffanelli Cristiano - 2010
 
 
L’Intes MK-66 è un’ottica Maksutov Cassegrain Rumak con apertura da 150mm e focale di 1800mm. Questo telescopio è stato realizzato a Mosca dalla russa INTES PLUS Co, che in piena guerra fredda realizzava sistemi ottici per i militari dell’Unione Sovietica. In fatti proprio il progetto di quest’ottica pare derivi da strumenti di puntamento e spionaggio militari. Attenzione a non confondere la INTES PLUS con la INTES MICRO, che a sua volta costruisce l’M603, sempre un Maksutov Cassegrain Rumak da 150mm ma con focale da 1500mm. L’MK-66 esiste in due versioni, la standard (STS) con specchio primario in Pirex, e la versione più lussuosa (DXS) con specchio primario realizzato in AstroSitall.
 
 
 
Di seguito sono riportate le caratteristiche principali dell’ Intes MK-66 STS.
 
 
 
DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO
 
Lo strumento alla vendita viene fornito in una comoda e ben fatta borsa imbottita. Le dimensioni di tale borsa sono sufficienti per contenere lo strumento, più il cercatore ed un paio di accessori, riposti nell’apposita tasca. Appena questa borsa si apre lo strumento appare in tutto il suo splendore. Massiccio, completamente in metallo e molto pesante. In perfetto stile russo direi. Il corpo principale è verniciato di colore bianco, con smalto “a buccia d’arancia” mentre, il paraluce e la culatta sono verniciati di nero. Sulla parte inferiore il tubo presenta una base per il fissaggio, dove nel mio caso ho applicato una barra Vixen. La culatta presenta due agganci un po’ insoliti, con spina a lama e vite di serraggio, per poter montare il cercatore ed alcuni accessori, tramite una squadretta con vite a passo fotografico.
Il paraluce è removibile tramite piccole viti a brugola, ed è completamente realizzato in alluminio. Questo accessorio è tanto valido quanto bello da vedere. Oltre a fare egregiamente il suo lavoro, dona allo strumento eleganza e solidità. In fine sulla parte superiore, dalla culatta parte una maniglia estremamente utile per trasportare il tubo, che con i suoi 6Kg non è proprio una piuma.


 
Il cercatore è un 10x50, ben costruito e con un trattamento antiriflesso blu elettrico. In campo si comporta bene, la ghiera di messa a fuoco permette una regolazione fine anche per chi porta gli occhiali. In oltre, cosa che non tutti i cercatori permettono, c’è la possibilità di illuminare il reticolo tramite un comune illuminatore Vixen. Il supporto che lo regge è interamente in alluminio, e presenta due terne di viti in pvc, poste a 120° per l’allineamento col tubo principale.
 

 
La messa a fuoco avviene agendo sulla relativa manopola posta sulla culatta. Esattamente come nei classici Schmidt Cassegrain a muoversi è lo specchio primario, solo che nell’MK-66 la meccanica spinge lo specchio centralmente, e non di lato, contrastato poi da una grossa molla montata sul paraluce di scorrimento. Questo ingegnoso sistema evita deleteri spostamenti del primario in fase di focheggiatura, anche ad alti ingrandimenti. Questa importantissima caratteristica contraddistingue notevolmente quest’ottica dalle concorrenti, ponendola al vertice per l’osservazione ad alti ingrandimenti, ed alta risoluzione.
 
 
Al centro della culatta si trova l’imboccatura di uscita, che presenta la filettatura tipica degli Schmidt Cassegrain. Questo permette di applicare qualsiasi accessorio per ottiche SC, dai banali visual-back ai riduttori di focale, dalle ruote porta filtri ai focheggiatori micrometrici. In sostanza è possibile applicare tutto ciò che ha un filetto SC.
 
 
 
Questo strumento è talmente realizzato bene che soltanto un bombardamento potrebbe fargli perdere la collimazione. Non ho mai sentito di un felice possessore di un MK-66 che ha dovuto mettere mano alla collimazione, anche dopo un viaggio in Namibia! 
Comunque entrambe gli specchi sono collimabili. Il secondario viene mosso da 3 viti a croce con relative molle; le viti tirano e le molle spingono lo specchio. Questo sistema fa in modo che se si allenta una vite non è necessario stringere le altre due. Tutto si riassesta grazie alla pressione delle molle. Lo specchio primario invece ha 6 viti, 3 (grandi) di trazione, e 3 (piccole) di spinta.
 
 
 
 
 
L’opacizzazione interna è molto efficace, realizzata con vernice nera opaca che, ad uno sguardo superficiale appare come velluto. Non ci sono diaframmi lungo l’asse ottico, escluso quello in cima al paraluce e, per forza di cose la cella che ospita il menisco.
 
 
 
L'MK-66 è un’ottica Maksutov Cassegrain Rumak. In questo tipo di telescopio, la luce passa attraverso un menisco, viene riflessa dallo specchio primario, dallo specchio secondario, per uscire poi in direzione del primario attraverso il foro centrale. La differenza principale di un telescopio Maksutov rispetto ad un telescopio Schmidt Cassegrain è che tutte le superfici ottiche sono sferiche, gli specchi primario e secondario e le due superfici del menisco. In questo modo le ottiche sono più semplici da realizzare, assicurando una qualità elevata e costante. Esistono due tipi di Maksutov Cassegrain, il Rumak e il Gregory. Le ottiche Rumak hanno lo specchio secondario separato, non come nei Gregory dove il secondario viene ricavato alluminando una porzione centrale del menisco. In questo modo i Rumak hanno lo specchio secondario collimabile, esattamente come lo specchio primario, assicurando una collimazione più precisa e adatta all’alta risoluzione. Un altro grande vantaggio dello schema Rumak è che il raggio di curvatura dello specchio secondario può essere diverso da quella del menisco, offrendo al progettista un parametro addizionale utile a correggere totalmente il coma. In fatti il campo inquadrato nei Rumak è estremamente spianato, e l'immagine è tanto nitida al centro del campo quanto lo è ai bordi. Di seguito la rappresentazione dei due schemi ottici. 

  

L'MK-66 ha un rapporto focale pari a f/12, perfetto quindi per l'osservazione planetaria e le riprese in alta risoluzione. La sua ostruzione centrale è pari al 35%, un valore comune per un telescopio Cassegrain. Si potrebbe pensare che una ostruzione del 35% è un valore piuttosto basso, ma credetemi, il confronto con il 19% di un Intes MN61, su Giove comporta aimè una perdita significativa di contrasto.
 
Di seguito riporto il risultato del test al banco ottico dell’MK-66 realizzata dall’astrofilo belga Thierry Gauthier.
Le misurazioni sono state effettuate dalla società belga AMOS, specializzata nella progettazione e nella produzione di sistemi ottici e meccanici di altissima qualità, che è stata coinvolta nel progetto europeo Very Large Telescope. Tutti i risultati sono stati ottenuti direttamente da misure interferometriche con il software Veeco Vision 32, quindi non possono essere considerati risultati soggettivi. Tutte le misure sono state effettuate alla lunghezza d'onda di 633nm, sull’ottica completa (menisco, primario e secondario), non sul singolo componente ottico, realizzando così un test estremamente severo.
 
- Con la prima prova è stato registrato un picco (PTV). Questo valore dà la variazione massima tra le deformazioni del fronte d'onda. Uno specchio quasi perfetto, con un picco localizzato avrà un pessimo valore PTV, perché questo valore rappresenta il picco d’errore di lavorazione.

- Con la seconda prova è stato registrato il valore medio (RMS). Si tratta di una variazione media di deformazione del fronte d'onda. Questo valore identifica l’uniformità globale dello specchio al fronte d’onda. Un picco locale PTV risultante dal test di uno specchio non influisce sulla qualità dell'immagine mentre, il valore RMS è un valore più rappresentativo della qualità dell'immagine rispetto al PTV.
 
Dai due test risulta che lo specchio ha una lavorazione estremamente accurata, prossima alla perfezione, avendo un valore RMS molto vicino al valore teorico. Anche i picchi PTV sono molto contenuti e di poco lontani dal valore teorico, non influendo minimamente sulla resa dell’ottica. Di seguito il grafico dei valore PTV e RMS registrati.
 
 
Il secondo test WFE serve a controllare la rugosità delle superfici e, da come si può vedere nell’immagine seguente, questo strumento è estremamente liscio, senza deformazioni o asperità evidenti.
 
 
 
 
Terzo test eseguito è quello su stella artificiale. Questo test rileva la dispersione di luce quando si guarda un oggetto puntiforme, come una stella. Con questa misura, possiamo calcolare il famoso fattore di Strehl, che quantifica la percentuale di luce che rimane nel punto centrale della figura di diffrazione. Quanto più il risultato è vicino a 1, migliore è l’ottica. Ecco di seguito il risultato di due prove, una senza ostruzione e l’altra considerando l’ostruzione del secondario.

- Test senza l'ostruzione dello specchio secondario. Questa è una indicazione diretta della qualità delle ottiche. Come si può vedere, il punto centrale occupa una porzione sul grafico molto molto contenuta, di poche unità differenti da 1.
 


- Test considerando l'ostruzione centrale del secondario. Più grande è l'ostruzione, più piccolo è il fattore di Strehl. Questa è una indicazione diretta delle prestazioni dell’ottica. Anche qui la curva ha un andamento molto vicino al teorico. Gaussiana molto chiusa con un solo anello di diffrazione appena evidente.
 
 
 
Di seguito i risultati numerici dei due test.
 
 
Le misurazioni sono state effettuate a 14cm di distanza dalla culatta, che è grosso modo la lunghezza di un diagonale  da 2” inserito all'interno della flangia d’uscita. Una misura è stata effettuata nel centro del campo inquadrato, e l’altra misura 8cm fuori dall’asse ottico. In questo frangente si nota quanto è superiore l’ottica Maksutov Rumak rispetto alla classica Maksutov Gregory. Qui i risultati dei test sono praticamente gli stessi sia sull'asse ottico che sul bordo del campo. Si conferma pertanto che la nitidezza dell'immagine sarà la stessa in tutto il campo inquadrato.
 
• Il valore PTV (λ/5.1) è abbastanza buono e coerente con i valori che la Intes dichiara per i propri telescopi. Si può notare che, se non consideriamo la zona centrale rossa molto piccola (meno dell'1% della superficie), la WFE sarebbe addirittura meglio, prossima a λ/9 per la lunghezza d’onda di 633nm, che è davvero un risultato eccellente.
 
• Il valore RMS (λ/48.5) è a dir poco sorprendente; è un valore raramente riscontrabile nelle produzioni in larga scala. La maggior parte degli altri riflettori amatoriali testati sullo stesso banco ottico, hanno raggiunto “solamente” un valore di circa λ/20. Il fronte d'onda è quindi globalmente molto, molto lineare.
 
• Il fattore di Strehl è anch’esso eccellente. 0,985 senza ostruzione, che in termini di qualità ottica può quasi essere paragonato con i migliori rifrattori APO sul mercato. Questo non vuol dire che l’MK-66 ha le medesime prestazioni di un rifrattore APO da 150mm, perché dobbiamo considerare l'ostruzione del 35%, e quindi un fattore di Strehl pari a 0,764. Il risultato è una perdita molto evidente di contrasto rispetto ad un rifrattore di eguale diametro.
 
Di seguito le immagini di una stella artificiale rispettivamente in intrafocale a sinistra e in extrafocale a destra. Possiamo vedere che la differenza è minima, a conferma dell’impeccabile lavorazione russa.
 
 
 
 
PROVA SUL CAMPO
 
Questo test è realizzato riassumendo i risultai ottenuti in più serate, con seeing da II a IV della scala Antoniadi, per un periodo di circa sei mesi.
Per tutte le osservazioni sono stati utilizzati i seguenti oculari:
Unitron Monochro da 40mm
Vixen Kelner da 28mm
TS ED da 12,5mm
Vixen OR da 7mm
TMB Burgess da 5mm
 
Per prima cosa è necessario far acclimatare lo strumento e, questa operazione per l’MK-66 richiede un tempo non trascurabile. In inverno, quando si passa dal tepore di casa ai pochi gradi del giardino, un buon acclimatamento può richiedere circa due ore. Si tratta di un inconveniente dovuto allo spesso menisco Maksutov e alla massiccia intubazione metallica. Molto meglio in primavera o estate, quando in meno di un ora lo strumento è perfettamente in temperatura.
Questa importante caratteristica fa di quest’ottica uno strumento adatto alle osservazioni ragionate, preparate, che richiedono il tempo necessario. Non è quindi adatto alle brevi osservazioni “mordi e fuggi”.
 
Luna:
Il primo oggetto osservato è stata la Luna e, le immagini sono davvero impressionanti. Nitidissime e molto contrastate. L'immagine è superba e piccoli dettagli possono essere visti abbastanza facilmente. Con un seeing veramente buono, si possono raggiungere tranquillamente i 300x, e le immagini rimangono sempre molto contrastate. L'unico problema che ho notato osservando la Luna è che il colore tende leggermente al giallo. Anche se questa caratteristica si nota solamente confrontando l’immagine con quella ottenibile con altri telescopi. Nel mio caso il confronto è stato fatto con un Celestron C9.25 e un Tal 100RS (che anche lui tende un po’ al giallo).
 
Marte:
Premetto che non era proprio il periodo adatto per osservare questo pianeta, troppo basso sull’orizzonte e visibile appena dopo il tramonto. Per questo oggetto l’ostruzione del 35% può influire vistosamente sul contrasto. In ogni modo il pianeta risulta molto luminoso, visibile la calotta polare nord e molti particolari più scuri, come la Syrtis. Purtroppo non è stato possibile spingere al massimo lo strumento, a causa della posizione del pianeta, troppo bassa sull’orizzonte. Mi sono però riprometto di riprovarci quando Marte occuperà in cielo una posizione più indicata all’osservazione, e aggiornare questo articolo con maggiori dettagli.
 
Giove:
Giove è un altro oggetto difficile in termini di contrasto ma, rispetto a Marte, Giove è più grande. Quest’anno Giove è in una posizione favorevolissima, alto in cielo e presente per tutta la notte. La visione di questo oggetto risulta estremamente gradevole. Sono chiaramente visibili i quattro satelliti galileiani e, le ombre dei satelliti appaiono come puntini scuri molto nitidi sulla superficie del globo. Sono ben visibili le caratteristiche principali, banda equatoriale nord, le regioni polari e la Grande Macchia Rossa. I colori sono molto tenui, le regioni polari sono bianco/grigie, la fascia equatoriale marroncina e, la Grande Macchia Rossa ha un colore tendente al rosa salmone. E' addirittura possibile a tratti scorgere chiaramente alcuni dettagli all'interno della fascia equatoriale nord, punti e striature, oltre che a lievissime strisce biancastre sulla zona tropicale. Proprio come Marte, Giove non è un oggetto facile da osservare, se non si hanno buoni seeing. L'ingrandimento non deve superare i 200/250x se si vogliono mantenere ad un buon livello contrasto e nitidezza. Le migliori immagini sono state ottenute a circa 250x grazie alll’oculare Vixen OR da 7mm.
 
Stelle doppie:
Nelle serate con migliore seeing è stato possibile osservare diverse stelle doppie, più o meno strette e soprattutto caratterizzate da differenti colori. La “Doppia doppia” nella Lyra è una visione sublime, quattro piccolissime punte di spillo bianchissime e luminose. Anche Albireo lascia a bocca aperta, anche se qui i colori si vedono decisamente meglio con strumenti dal maggiore diametro. Il potere risolutivo teorico di questo strumento è di 0,75", anche se a causa del seeing non eccellente, non è stato possibile avvicinarsi in maniera significativa a questo valore. Stella difficile ma molto bella da osservare è la Polare, la piccolissima compagna di magnitudine 9 è infinitamente meno luminosa della principale, rappresentando un severo test per i piccoli e medi telescopi. Qui l’MK-66 separa e mostra la debole compagna senza alcun problema. Ad elevati ingrandimenti le stelle appaiono come un puntino molto luminoso contornato da uno o due anelli di diffrazione, il primo evidente ed il secondo estremamente debole. Su doppie molto strette spesso le stelle appaiono sovrapposte ai reciproci anelli di diffrazione. In questo tipo di osservazione l’ottica russa va veramente forte!
 
Profondo cielo:
Contrariamente a quanto molti si aspettano, le prestazioni dell’MK-66 sono molto buone anche in questo frangente, almeno in visuale, nonostante i suoi soli 150mm di apertura.
Il rendimento globale e il contrasto su M42 sono buone, dove è possibile osservare il trapezio in modo estremamente nitido e, addirittura osservare qualche dettaglio della nebulosa se si spingono gli ingrandimenti. Le nebulose M57 e M27 sono tranquillamente oggetti osservabili, così come M31 appare, sotto cieli bui molto estesa, quasi a toccare in visuale M32. Gli ammassi globulari sono uno splendore. M13 e alcuni altri grandi ammassi globulari, possono essere risolti senza problemi con un 150/200x, senza rischiare di degradare o rendere buia l’immagine. Mathieu Chauveau ha osservato Omega Centauri con questo telescopio da una grande città del Sud Africa, dicendo che ai suoi occhi appariva come M13 o M3 in uno Schmidt Cassegrain da 12"! Per quanto riguarda invece le piccole galassie, la poca luce raccolta non mette certo in evidenza quest’ottica, che forma in questo caso immagini poco luminose con rari dettagli. Inutile quindi sforzare l’occhio su M66 oppure su M51, per questi oggetti ci vogliono i centimetri!
 
 
GIUDIZIO
 
In conclusione, direi che l’MK-66 è uno strumento eccellente per l'osservazione planetaria. Le ottiche sono superbe, e anche la meccanica è buona. Fornisce eccellenti prestazioni su oggetti contrastati, come Luna e stelle doppie, rimanendo molto valido su oggetti più impegnativi come Giove e Marte. Il suo difetto principale è il tempo di acclimatamento, come per tutti gli strumenti “chiusi”. Problema che comunque si risolve prestando attenzione al tempo necessario prima delle osservazioni, o installando il telescopio in una postazione fissa. Come resa lo paragonerei ad un buon rifrattore da 10cm, se vogliamo anche Apo, visto che di falsi colori e di aloni di luce diffusa, non c’è traccia neanche a cercarla.
Lo strumento è molto compatto, ed è abbastanza piccolo e facile da trasportare. Strumento vivamente consigliato. Purtroppo è fuori produzione da qualche anno e, nell’usato è veramente un miracolo trovarlo, visto che chi lo possiede lo tiene stretto coi denti! Per chi si è innamorato di questo gioiello, niente paura, è ancora reperibile il cugino M603 della Intes Micro. Stesso schema ottico e medesime prestazioni, anche se la focale è di poco più corta.
 
PRO:
• Ottica lavorata egregiamente, come tutti i prodotti Intes.
• La configurazione Rumak permette una collimazione molto precisa e un campo completamente corretto fino ai bordi.
• Nessuna alterazione delle immagini.
• Nessun falso colore.
• Buon contrasto globale.
• Strumento molto solido e serio.
• Buona meccanica.
• Raccordo uscita compatibile con accessori Meade / Celestron.
• Viene fornito completo di un efficace paraluce.
 

CONTRO (anche se difficili da trovare):
• Tempo di acclimatamento abbastanza lungo, soprattutto durante l'inverno.
• Strumento piuttosto pesante per la sua taglia. Necessita almeno una Vixen GP-DX.
• Le immagini tendono leggermente al giallo.
• Non più in produzione