Rifrattore Acromatico Astro-Professional 152/900

Rifrattore acromatico 152mm F900 f/5,9

 

 

 K UNMING UNITED OPTICS 152/900

(meglio conosciuto come TS Individual 152 o Tecnosky 152/900)

(Tuffanelli Cristiano - Maggio 2015 - Rev. Novembre 2016)

 

Chi ama l’astronomia amatoriale, sa bene che i telescopi a rifrazione meglio si prestano per l’osservazione planetaria, di stelle doppie e lunare. Il motivo è risaputo, il migliore contrasto, la precisione nel mostrare dettagli e la contenuta influenza del cattivo seeing, danno parecchio filo da torcere ai più grandi cugini a riflessione. Nota dolente, che spesso mette i rifrattori in secondo piano, è il loro ridotto diametro, dovuto ai costi di realizzazione e dagli ingombri. Difficilmente si trovano in commercio rifrattori con diametro superiore ai 120/130mm, e quei pochi solitamente hanno prezzi inavvicinabili. Ciò si traduce nello scartare a priori queste ottiche da chi ama osservare gli oggetti del profondo cielo, come ammassi aperti, nebulose ad emissione e galassie. Questo tipo di osservazione richiede una grande capacità di raccogliere la luce, quindi grandi diametri. Compito che viene ovviamente ben svolto dai riflettori, newton in primis, ma anche dagli schmidt cassegrain, che con diametri spesso superiori  ai 200mm permettono di scrutare oggetti molto deboli.

Chi ha potuto osservare in questi riflettori, si è sicuramente accorto però che il contrasto, la puntiformità stellare e i dettagli più fini, spesso vengono a mancare… E’ normale, più il diametro è grande e più il seeing fa la differenza, poi gli specchi difficilmente riescono ad eguagliare le lenti, quindi come fare? L’unica risposta è, utilizzare un grosso rifrattore.

Ovvio, per chi osserva con dobson da 400mm, difficilmente potrà pensare ad un rifrattore. Si terrà la sua bella luce diffusa, le sue belle croci sulle stelle luminose e un campo pesantemente afflitto da coma. Ma per chi osserva con riflettori da 200/250 mm invece, un rifrattore da 150mm potrebbe dare grandi soddisfazioni.
 
La produzione cinese di ottiche astronomiche, ha subìto nell’ultimo decennio uno sviluppo e una diffusione degna di nota. Ormai sono rimasti pochi i vecchi produttori e marchi, che per qualche motivo non si appoggiano ai costruttori cinesi. Andando nel dettaglio ormai tutti le Case, anche quelle più blasonate, hanno nel loro catalogo qualche “made in china”. Fortunatamente anche materiali e lavorazione sono migliorati, tanto che ormai non è strano trovare prodotti cinesi che reggono il confronto con i mostri sacri di fine novecento. Personalmente, di fronte a questa realtà storco il naso, e la mia diffidenza non mi fa certo metabolizzare con euforia questa evoluzione, ma bisogna prendere atto che grazie a questi produttori orientali, i prezzi delle ottiche sono scesi a livelli decisamente popolari. Era impensabile una quindicina di anni fa acquistare un rifrattore apocromatico da 110mm, mentre oggi con poco meno di 1500 Euro ci si porta a casa un tripletto apo da 115mm f/7! Ok, la resa poi va valutata mettendolo a confronto con un “vero” apocromatico giapponese o americano, però, se è vero che chi si accontenta gode…
 
Detto questo, possiamo tornare al nostro grosso rifrattore da 150mm, e guarda caso proprio dalla Cina arriva la soluzione: un acromatico da 152mm f/5,9 molto ben realizzato e al prezzo inferiore ai 1000 Euro! Questa ottica con la focale di 900mm offre un campo estremamente ampio, ma cosa fondamentale è che essendo un rifrattore, non vi è l’ostruzione dello specchio secondario, permettendo di sfruttare al massimo la sua apertura. Un diametro di 152mm non ostruito è davvero notevole, e oltre alla luminosità dell’immagine ne giova il contrasto e la nitidezza dei dettagli.
 
Ok è un acromatico, oggi si parla quasi esclusivamente di rifrattori apocromatici, ma è davvero necessario un apo sul deep sky per lavorare a 50/80 ingrandimenti? In termini di resa, in questo tipo di osservazione vi assicuro che la minima differenza tra acromatico e apocromatico non giustifica il quadruplicarsi del prezzo. Andiamo quindi a conoscere nel dettaglio più intimo questo interessante e discusso rifrattore.
 
 
La ditta produttrice è la Kunming United Optics, che realizza telescopi per diversi marchi (da noi conosciuti sono Teleskope Service, Astro Professional, TecnoSky, Lunt, General Hi-T e Casai). L’esemplare in mio possesso è marchiato Astro Professional.
Il telescopio viene consegnato in una normalissima scatola in cartone da 90x30x33cm e all’interno si trovano delle sagome in poliuretano per bloccare e proteggere il contenuto. Appena aperta la scatola appare uno strumentone tozzo, possente ed incredibilmente grande (se si è abituati a maneggiare rifrattori). Il tubo da 178mm di diametro inganna, facendo subito pensare ad un errore, e che davanti agli occhi ci sia in realtà uno strumento da 7”.

 

Sfilate le sagome protettive l’ottica può essere estratta, ed è un’operazione molto facile grazie alla maniglia superiore. Il peso è notevole (poco più di 11Kg) ma la compattezza lo rende più maneggevole degli schmidt cassegrain da 235/250mm, che hanno circa lo stesso peso. Sotto il confronto con un Celestron C9.25.

 
A prima vista la realizzazione sembra impeccabile, parti ben curate, ricavate dal pieno con attrezzatura CNC, buona la verniciatura e l’anodizzazione. L’esemplare in esame ha il tubo e il paraluce verniciati in bianco perla, mentre focheggiatore e anelli vari sono lucidati e anodizzati di colore nero. Tutto rigorosamente il lega di alluminio, non c’è nulla di materiale sintetico (escludendo ovviamente le necessarie rondelle in teflon del focheggiatore). Anche il tappo frontale è in alluminio, mezzo chilogrammo di tappo con tanto di filettatura… (Non è esagerato? Forse un banale tappo in plastica in stile Tal sarebbe stato più pratico. Vi assicuro che da svitare non è facile, occorrono due mani, e magari una terza per tenere fermo il paraluce, altrimenti gira anche lui). Il paraluce, di ben 1,35 Kg, è piuttosto largo ma secondo me decisamente corto, sporgendo dalla cella solamente 105mm. Personalmente avrei preferito un paraluce più lungo, magari in plastica, così si sarebbe risparmiato del peso. Non ha un grosso senso posizionare ulteriore massa, laddove c’è già il grosso doppietto…(Comunque, nella primavera 2015, proprio mentre veniva scritto questo articolo, l'italiana Tecnosky ha proposto la Versione 2 (V2) di questo strumento, guarda caso con paraluce più lungo!)
 

La cella che contiene il doppietto è bella massiccia, ha 3 coppie di viti antagoniste per la collimazione e 16 viti radiali per il centraggio delle due lenti (mi raccomando, io vi ho svelato l’esistenza, ma voi non toccatele mai!). Il tubo è in alluminio estruso, non è una lamiera piegata e saldata. Questo non è male, e si denota una chiara volontà di fare le cose a regola d’arte. Al suo interno sono posizionati tre rudimentali ma efficaci diaframmi a lama (o quasi) e l’annerimento è affidato ad una vernice opaca, diciamo nera, per non dire grigia scura…


In coda abbiamo un focheggiatore da 3”, decisamente mastodontico e di sicuro impatto scenico. Pesa quasi 2,6Kg e considerando il peso del doppietto, si rivela utile al bilanciamento dell’intero tubo. Sulla porzione superiore sinistra presenta due viti per il montaggio del cercatore (opzionale) e tutto il focheggiatore può ruotare sulla flangia avvitata al tubo. Ho notato che il movimento era poco fluido e decisamente ballerino, tanto che ho dovuto registrare i grani di regolazione. La meccanica è di tipo Crayford, su sei cuscinetti, e il movimento è demoltiplicato 1:11. Le manopole sono decisamente generose, con un diametro di 45mm e una larghezza di 17mm, sempre in alluminio anodizzato grigio. L’escursione è di circa 100mm e sul tubo scorrevole è serigrafata in bianco una discutibile scala millimetrica. Questo tubo ha un diametro esterno di 86mm, e quando lo si estrae pare che stia per uscire un altro rifrattore più piccolo! Se ci pensate, Il pentax 75SDHF ha un tubo da 75mm… Ad ultimare il focheggiatore c’è un comodissimo rotatore con filettatura femmina M92, che può ospitare uno spianatore/correttore dedicato opzionale. Nel rotatore è di default avvitato un anello di raccordo M92m/M68f (standard Zeiss) e il portaoculari da 2” con riduttore a 1” ¼. Il portaoculari da 2” ha un lardone in ottone, che protegge gli accessori inseriti e garantisce un serraggio più efficace, mentre quello da 1” ¼ ha una sola vite di serraggio. Unica nota a stonare in questa maestosa realizzazione, sono le viti di blocco… Terribilmente ed inutilmente lunghe! Perché totalmente serrate devono sporgere più di 12mm?! Ho cercato un motivo, ma non trovandolo le ho subito accorciate. Ora il tutto risulta più compatto, meno soggetto ad intralci e soprattutto non è stata compromessa la comodità di utilizzo.
 


Per concludere la descrizione, rimane la struttura che “ingabbia” il tubo, composta da due anelli in alluminio da 180mm di diametro interno, 20mm di larghezza e 8mm di spessore (un po’ esili nel contesto), da una maniglia superiore dal diametro di 27mm lunga 170mm e da una barra inferiore standard Vixen lunga circa 240mm. Questa barra è funzionale, ma a mio parere assolutamente sottodimensionata. Successive prove fatte con una barra Losmandy hanno riscontrato più stabilità e meno vibrazioni in fase di messa a fuoco.
Il posizionamento sulla montatura è un’operazione piuttosto semplice, impugnando la maniglia lo si appoggia sorreggendolo con una mano, poi lo si tiene in posizione con l’altra, si lascia la maniglia e si stringono le viti della montatura. Più semplice da farsi che da dirsi. Sinceramente non capisco chi afferma che questo telescopio è troppo impegnativo, che pesa troppo ed è ingombrante… Ho montato e smontato per anni un Celestron C9.25, e nonostante il peso sia il medesimo, vi posso assicurare che questo rifrattore è decisamente più maneggevole. Nel mio caso la montatura utilizzata è una NEQ6, il minimo sindacabile per poter sorreggere quest’ottica. Se pensate di utilizzare una montatura inferiore, lasciate perdere, la stabilità sarebbe un concetto irraggiungibile, quindi trovate in fretta altre soluzioni.
 


 
CONSIDERAZIONI TECNICHE
 
Nonostante se ne legga di ogni, tipo che questo strumento è un semiapo, che è fatto con vetri esotici e così via, in realtà è un semplice doppietto acromatico spaziato in aria, realizzato con vetri giapponesi Ohara K9 e F4, ne più ne meno. Ok, la qualità nell’insieme è buona, e tutto sommato sembrerebbe che l’ottica abbia un cromatismo più contenuto rispetto ai vecchi 150 f/8, ma sono anche passati almeno quindici anni dai primi rifrattoroni cinesi, qualcosa in termini di materiali sarà cambiato! A sfatare il mito della semiapocromaticità è il grafico di aberrazione sferica longitudinale fornito dall’azienda costruttrice, che come si può vedete è ben lontano dal grafico di un semiapo…
 


Questo strumento è nato per l’osservazione del profondo cielo, quindi va utilizzato a bassi / medi ingrandimenti, cercando di ottenere un campo più ampio possibile, mantenendo una pupilla d’uscita non superiore a quella del nostro occhio in quella determinata situazione. In sostanza dobbiamo scegliere l’oculare in funzione del nostro occhio, dove la pupilla solitamente sotto cieli appena accettabili, non si allarga oltre i 4/4,5mm. La tabella seguente riporta i valori di ingrandimento e pupilla d’uscita, ottenibili con oculari normalmente diffusi.
 
 
Da ciò si evince che gli ingrandimenti ottimali si attestano intorno ai 38/40X, ottenibili con oculari intorno ai 24mm. Ciò non toglie però che in condizioni di cielo perfettamente buio, si può scendere anche a 30X con oculari da 28mm, oppure con ottimo seeing ci si può spingere a 100X con oculari da 9mm. Oltre non è consigliabile andare. Non essendo uno strumento pensato per l’alta risoluzione, si rischia di prendere una bella delusione.
 
Una delle eccezionali peculiarità di questo strumento, è la possibilità di utilizzare torrette binoculari senza correttore di tiraggio, mantenendo quindi la focale nativa invariata! Ciò significa che le considerazioni fatte poco fa sugli ingrandimenti, valgono anche con la torretta! Fantastico se pensate che quasi sempre occorre avvalersi dei correttori di tiraggio per estrarre il fuoco.
La torretta più idonea è la Baader Maxbright, che accoppiata al diagonale T2 Baader e un naso 2”/T2 risulta compattissima, lasciando anche un margine di circa 10/15mm sul focheggiatore, prima del totale rientro.

 

 
Con un piccolo accorgimento è possibile utilizzare anche altre torrette con naso da 31,8mm, tipo le Tecnosky, le TS o le Celestron (Skywatcher). Occorre tornire internamente l’anello di raccordo M92m/M68f e aumentare il diametro interno di 1mm, in modo da poter avvitare dall’interno il porta oculari da 2”. Le tre viti di serraggio dovranno essere sostituite con grani M4 e serrati prima di riavvitare il tutto sul rotatore del focheggiatore. Di seguito la sequenza di immagini per illustrare meglio la modifica.

 
Avvalendosi dell’aiuto di un tornitore, occorre allargare il diametro interno del raccordo M92m/M68f fino a 80,5mm, in modo da poter avvitare internamente il portaoculari da 2”.
 
 
Dopo aver tolto le tre viti di blocco del portaoculari da 2”, avvitare quest’ultimo all’interno dell’anello M92m/M68f. Occorre poi munirsi di un naso da 2”, un diagonale Baader T2 e un portaoculari Baader Click-Lock da 1”1/4.
 

Al posto delle tre viti di blocco avvitare tre grani M4 a brugola. Assemblare naso, diagonale e portaoculari da 1”1/4 e poi inserire il tutto nel portaoculari da 2”. Solo alla fine stringere i tre grani, e poi avvitare tutto il blocco nel focheggiatore.


 
In questo modo anche una diffusa torretta economica con naso da 1”1/4, può andare a fuoco senza correttore di tiraggio.
 
La possibilità di montare torrette senza correttori di tiraggio non è un caso. I progettisti di quest’ottica hanno adottato un tubo piuttosto corto e un focheggiatore molto grande (3”). Connubio che permette di estrarre di molto il fuoco senza “strozzare” il cono di luce, come accade con i focheggiatori più piccoli.
 
 
Nella parte alta dell'immagine, si vede il portaoculari da 2”(giallo) come esce dalla fabbrica, che permette di utilizzare torrette Baader senza correttore di tiraggio. Nella parte inferiore dell'immagine, si vede il portaoculari montato internamente, che permette di avere 20mm in più di back focus e di conseguenza l’utilizzo di comuni torrette con naso da 1”1/4, sempre usando un diagonale T2, altrimenti si rischia di vignettare!
 

PRIMA LUCE E STAR TEST (sotto cielo umido e chiarissimo)
 
La prima occasione per poter provare il telescopio, non è stata certo una serata favorevole all’osservazione. Siamo alla metà di marzo, assenza totale di vento, temperatura poco sotto i 10°C e umidità che varia da 95% a 98%. Dalle mie parti, ad una ventina di chilometri a nord di Milano, condizioni simili generano un cielo velato e molto chiaro. A occhio nudo sono visibili solamente le stelle più brillanti, utili ad identificare a malapena le costellazioni. Luna nuova e presente alto in cielo il pianeta Giove.
Il primo oggetto puntato è Sirio (lo so, sapendo che sto osservando con un rifrattore acro f/5,9, sono un vero bastardo…) Come mi potevo aspettare Sirio appare immersa in una luce blu piuttosto evidente, ma a sorprendermi è il colore della stella, inaspettatamente bianco, senza dominanti gialle o verdognole come mi era già capitato in altri rifrattori. L’immagine risulta un po’ tremolante, purtroppo Sirio è già bassa, a meno di 10° dal tetto delle case, ma mantiene una buona puntiformità anche a 128X. Da evidenziare i sottilissimi e fittissimi raggi di luce che partono radialmente dal centro della stella. Questo determina la totale mancanza dei dischi di diffrazione, che sicuramente vengono distorti dall’effetto della turbolenza.
Già che sono in zona ne approfitto per puntare M42, appena più alta. L’immagine a 36X è deludente, il trapezio c’è, ma la nebulosità si perde in un cielo tremendamente chiaro. Le stelle sono abbastanza puntiformi ma tremolanti. Una delle stelle del trapezio, la più brillante, appare più rossastra delle altre.
Passo quindi alle Pleiadi (M45), più alte in cielo. Con l’oculare da 25mm l’ammasso appare completo, riempiendo tutto il campo inquadrato. Le stelle più luminose appaiono leggermente orlate di blu (e non è la nebulosità, sia chiaro), mentre si nota la differenza di colore tra stelle bianche e rossastre. A questi ingrandimenti si ottiene una puntiformità assoluta e un’immagine molto ferma.
Uniche galassie forse facilmente visibili in questo periodo dell’anno, sono M81 e M82. Visto il cielo chiaro rischio di perdere tempo, ma voglio provarci lo stesso. Sorpresa! Le galassie ci sono, e si vedono anche bene. E’ sbalorditivo pensare che sotto un cielo cosi osceno, si possano vedere oggetti così deboli. Forse perché sono comunque concentrati e di per se piuttosto luminosi. Fatto sta che i 152mm di apertura non ostruiti qui si fanno notare.
Inutile il tentativo di osservare le più evanescenti M51, M101, M106, purtroppo la loro debole luce viene coperta dalla luminosità del cielo.
Doveroso dare un’occhiata a Giove, ultimo oggetto della serata degno di sguardo. Non mi aspetto molto, il 152/900 non è nato per questo tipo di osservazione. Metto l’oculare più prestigioso che ho, un Carl Zeiss ortoscopico da 10mm, che solitamente sul Takahashi offre immagini da urlo. Qui invece, come mi aspettavo, l’immagine non è un granché. Giove appare immerso un una bella ciambella blu, estesa quasi un disco del pianeta. Il globo però è di un colore abbastanza naturale, senza troppi rossi o dominanti arancione. Il colore è giallognolo e le bande marroni, senza però offrire grandi dettagli. Con un ortoscopico da  7mm a 128X Giove appare più dettagliato. L’alone blu diminuisce e il contrasto migliora. Ora appare qualche dettaglio in più e le bande sono belle frastagliate. Qualche settimana prima ho osservato con un acromatico Bresser 127/635, e pur essendo sotto cieli nettamente migliori, Giove appariva giallo/verde e nettamente più impastato, quindi il 152/900 tutto sommato sembra essere migliore.
Concludo la serata con lo star test, scegliendo Polluce, ancora piuttosto alta in cielo. In intra e in extrafocale le immagini sono belle “piatte”, senza evidenti errori zonali, disomogeneità e cromatismi eccessivi. Il disco è abbastanza bianco e solamente il margine è bordato di blu in intrafocale e rosso in extrafocale. L’ottica risulta ben centrata, ma volendo essere pignoli, ingrandendo pesantemente la sfocatura in extrafocale, si nota una leggerissima ottagonalità dell’immagine. Effetto che in intrafocale genera otto punte che partono radialmente dal bordo. Sicuramente è un problema di tensionatura delle lenti, che sono strette nell’obiettivo guarda caso da otto coppie di viti messe a ottagono…
 
 
Tirando le somme, il test anche se ostacolato dalle pessime condizioni del cielo, ha dato i risultati che mi attendevo. L’ottica non è eccellente, ma tutto sommato, per l’uso per cui è stata concepita si rivela più che accettabile. Lo scherzo della tensionatura fa perdere parecchi punti, ma d’altro canto non è un Takahashi o un Astro-Physics. Speriamo sia un problema solo del mio esemplare. Ha ovviamente i limiti di un acromatico e il suo campo di battaglia è il profondo cielo a medi / bassi ingrandimenti. Ora attendiamo condizioni più favorevoli per spremerlo a dovere.

 

 
PROVA  A 1000m slm (sotto cielo molto limpido)
 
Finalmente a fine ottobre si presenta la serata ideale. Le previsioni meteo promettono bene per i successivi tre giorni e la Luna è nuova. Decido di andare alla Colma di Sormano, dove altri amici astrofili mi aspettano. Qui il cielo è terso, limpido, con foschia in pianura ma in quota nulla, solo un leggero vento che poco prima di mezzanotte abbandona il campo. La temperatura è gradevole, intorno ai 10°C e l'umidità relativa è fissa al 45%.
Dopo aver fatto acclimatare per bene lo strumento per circa trenta minuti, infilo nel diagonale un oculare Baader Hyperion da 24mm, e con 38 ingrandimenti passo subito in rassegna tutti gli oggetti Messier visibili in quel momento.
Parto da M71, un ammasso globulare piuttosto compatto, che appare molto ben contrastato e si sgrana abbastanza facilmente, anche in visione diretta. Le stelle nel campo sono molto piccole e tutte bianche. Non si notano dominanti cromatiche e falsi colori.
La nebulosa M27 appare chiara, nella sua completezza e struttura bilobata. Con filtro Idas NBN diventa prepotentemente contrastata su un cielo perfettamente nero. Ottima la resa su questo oggetto.
La porzione della nebulosa Velo siglata NGC6960 si nota senza grandi difficoltà. Con filtro NBN poi risalta maggiormente, e appaiono striature nella nebulosa. Non mi aspettavo un simile risultato su questo debole oggetto. E pensare che l'astrofilo accanto, con un dobson da 40cm nemmeno la percepiva... Molto bene!
L'ammasso globulare M56 appare molto piccolo, ma in visione distolta tende a sgranarsi. Pochi 38 ingrandimenti per questo oggetto...
L'anello di M57 nell'oculare è una bellissima ciambellina bianca, che si staglia in un cielo scuro e ricco di stelle. Seppur piccolo per via dei pochi ingrandimenti, questo oggetto qui fa la sua scena, risultando inaspettatamente molto luminoso.
La M1 c'è, evidente e piuttosto chiara. Appare come una macchietta lattiginosa ben delineata e leggermente variegata.
E' la volta di M31, primo grande oggetto della serata. L'imponente galassia appare davvero enorme, abbondantemente oltre il campo inquadrato dall'oculare. E' molto luminosa, e anche le galassie satellite M32 e M110 sono vistosissime e perfettamente inquadrate. Davvero una visione mozzafiato, considerando che stiamo osservando con solo 152mm di obiettivo.
La vicina M33 è la solita antipatica galassia difficile da osservare con profitto. Qui appare chiaramente, mostrandosi come una nuvola bianca, ben diffusa ma senza particolari. C'è, ma non è entusiasmante.
Gli ammassi M34 e M52 appaiono molto estesi, con tantissime stelline deboli. Un quadretto molto grazioso.
Splendidi invece gli ammassi nell'Auriga. M37, il mio preferito, e M38 sono una fotografia. Enormi e ricchi di stelle, anche molto deboli.  
Il doppio ammasso di Perseo toglie letteralmente il respiro... I due ammassi sono perfettamente nel campo, con centinaia di stelle, anche molto deboli. Da evidenziare il fatto che le tipiche stelle rossastre qui si notano chiaramente. Davvero una notevole visione. Il connubio strumento / oculare pare essere stato studiato per questo oggetto!
In tarda serata ecco sorgere M81, M82 e la grande M42. Le prime due galassie appaiono perfettamente inquadrate, ben evidenti e luminose. Molto morbida M81 e decisamente più secca M82. Già in pianura queste due galassie mi avevano regalato un'inaspettata emozione, e anche qui non mi hanno deluso.
La grande nebulosa di Orione, M42, è il secondo oggetto tanto atteso della serata, e ne è valsa la pena attendere che si levasse in cielo quasi al meridiano. Nel campo dell'oculare, l'intera spada di Orione è perfettamente inquadrata, e la nebulosa centrale appare tanto estesa da lambire i bordi (e forse superarli). Intorno al trapezio appaiono striature molto luminose e contrastate, che evidenziano la struttura della nube di idrogeno. Con il filtro NBN il cielo diventa nero e la nebulosità risalta senza perdere alcun dettaglio. Semplicemente fantastica!
Per concludere la serata ho voluto spingere con gli ingrandimenti, prima sulla doppia doppia della Lira e poi sul trapezio di M42, senza ottenere buoni risultati. Il seeing non era sicuramente dei migliori, quindi non voglio dare tutta la colpa allo strumento.
Ma il mio obiettivo era vedere come si comportava il 152/900 a bassi ingrandimenti nel deep sky, e alla luce dei fatti, mi sento di affermare che il test è stato superato a pieni voti, ottenendo risultati persino superiori alle mie aspettative.
Strumento decisamente consigliato per il deep a bassi ingrandimenti!