Schmidt-Cassegrain Celestron C9.25 (VENDUTO)

Scmidt Cassegrain da 235mm F2350 f/10

 
DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO
 
  
Il Celestron C9.25 (C9¼) è un’ottica Schmidt Cassegrain studiata e realizzata per l’alta risoluzione. Eccellente quindi per la ripresa planetaria o lunare dove, al momento non ha eguali della stessa categoria.
La sua particolarità è nella lavorazione degli specchi dove, il primario è lavorato a f/2,5 mentre, il secondario ha un coefficiente moltiplicativo pari a 4 (nei tradizionali Schmidt Cassegrain lo specchio primario è lavorato ad f/2 mentre il secondario ha un coefficiente moltiplicativo pari a 5). Questa differenza di rapporti permette una migliore correzione ottica ed un maggiore contrasto delle immagini.
 
 
Gli ultimi esemplari hanno un trattamento antiriflesso denominato StarBright XLT che, a differenza del precedente StarBright, conferisce un coefficiente di trasmissione della lastra più elevato, permettendo il passaggio di maggiore luce incidente sullo specchio primario. Questo trattamento rende le immagini più luminose rispetto ai precedenti modelli, soprattutto nell’utilizzo sul profondo cielo.
 
 
Negli anni si sono susseguite diverse versioni di intubazione, la più vecchia in alluminio di colore nero, realizzata interamente negli Stati Uniti poi, è venuta l’era del tubo in fibra di carbonio ma, dava grossi problemi di torsione ed acclimatamento quindi, immediatamente abbandonata per tornare al più rigido e freddo alluminio, questa volta di colore grigio metallizzato. Nel 2005 Celestron è stata acquistata da Synta e da allora la produzione per la casa americana si è spostata in Cina. Lo standard Celestron però sembra essere discretamente rispettato, e raramente si incontrano esemplari di “seconda scelta“, soprattutto sui C9.25 e più grandi C11 e C14.
 
 
Tubo in alluminio Nero                  Tubo in carbonio           Tubo in alluminio grigio
 
L’intubazione in sostanza non è nulla di particolare, se non che il rapporto lunghezza/diametro è decisamente superiore rispetto ai classici 8” o 11”, avendo una lunghezza pari a 56cm per un diametro esterno di 25cm (rapporto 2,24 contro 1,95 degli 8” o 11”). Un C9,25 si riconosce al primo colpo d’occhio proprio per questa peculiarità.
La lastra correttrice trova sede in un robusto collare in alluminio fissato al tubo tramite tre viti con dado poste a 120°. Al centro della lastra è montato il supporto del secondario, interamente in alluminio ha un bordo che in fase di collimazione impedisce al cacciavite di colpire accidentalmente la lastra. Disposte a 120° sul supporto si trovano le tre viti di collimazione che, originariamente sono a croce e devono necessariamente essere ruotate con un cacciavite. Consiglio vivamente di sostituirle con viti a brugola oppure con le comode Bob’s Knobs, raffigurate nella seguente immagine.
 
                     
             
Supporto con viti originali                  Supporto con viti Bob’s Knobs
 
Il tubo all’interno è sufficientemente annerito tramite vernice nera opaca che, ricopre interamente il tubo ed il paraluce su cui scorre il primario. Questa scelta economica fa discretamente il suo lavoro ma, nel caso di intense sorgenti luminose, nei pressi della zona inquadrata (lampione o Luna), qualche riflesso interno può dare fastidio. Questo inconveniente si può contenere applicando un paraluce adeguato oppure, applicando del vellutino nero o installando cinque o sei anelli equidistanti in spugna nera dello spessore di 5mm. Per sapere come smontare e modificare un C9.25 consiglio di consultare prima l'articolo presente su questo sito, che descrive tale operazione.
 
                      
 
Vellutino Nero                                             Anelli in spugna nera
 
La cella che accoglie lo specchio primario è una fusione in alluminio, fissata al tubo tramite quattro viti con dado. Al centro, nella parte interna è fissato il lungo tubo paraluce dove scorre lo specchio primario. L’accoppiamento tubo/specchio è spesso responsabile del fastidioso mirror flop e image shift che, si traducono nel movimento dello specchio sul tubo, rispettivamente al passaggio al meridiano e durante la messa a fuoco. Nel mio esemplare la lavorazione è stata eccellente e, questi difetti sono fortunatamente assenti o comunque impercettibili, anche ad alti ingrandimenti. La culatta presenta sulla parte inferiore un’ampia maniglia in acciaio, comoda per gli spostamenti manuali e per fissare i vari cavi nel caso vengano applicati CCD o Reflex Digitali. In fine la parte centrale, in corrispondenza dell’uscita del cono di luce, presenta il tipico attacco da 35mm con filetto Schmidt Cassegrain dove, è possibile applicare portaoculari da 2” e tutti gli accessori progettati per questo attacco. (In dotazione viene dato solo il portaoculari da 1”1/4). 
La messa a fuoco, come in tutti gli Schmidt Cassegrain commerciali, viene fatta traslando lo specchio primario lungo l’asse ottico. Sistema che va in parte a compromettere il corretto funzionamento dello schema ottico ma, che assicura costi di realizzazione contenuti. Per muovere lo specchio primario c’è la classica manopolina dotata di vite elicoidale che, in visuale fa abbastanza bene il suo lavoro ma, se si volesse utilizzare lo strumento per la ripresa planetaria, trasmette parecchie vibrazioni all’intero tubo, soprattutto se la montatura utilizzata non è delle più stabili. Un notevole aiuto lo può dare una semplice motorizzazione che, dedicata o fai da te, fa ruotare la manopolina senza trasmettere alcuna vibrazione all’ottica. Purtroppo non è stato adottato il sistema di bloccaggio dello specchio primario.
Per montare il C9.25 sulle varie montature in commercio, è possibile applicare le barre a coda di rondine Losmandy oppure Vixen. La prima molto larga e rigida conferisce al tubo una notevole stabilità mentre, la seconda risulta un po’ sottodimensionata e, dando l’impressione che si ritorca, fatica a portare in modo ottimale i 9Kg dello strumento. In entrambe i casi le barre vengono fissate al tubo tramite le maledette introvabili viti con passo in pollici…
Di seguito sono riportate le caratteristiche principali del C9.25 StarBright XLT.
  
Schema ottico:                                 Schmidt Cassegrain
Diametro lastra correttrice:              234,95mm
Focale:                                             2350mm
Rapporto focale:                              f/10    
Trattamento antiriflesso:                  StarBright XLT
Diametro supporto secondario:       85,09mm
Ostruzione (area):                           13,1%
Ostruzione (diametro):                     36,2%
Materiale intubazione:                     Alluminio
Lunghezza tubo:                              558,8mm
Peso:                                               9,07Kg
 
 
STAR TEST
 

Da questo test al banco risulta che l’ottica è molto corretta per tutte le aberrazioni principali. Su stella artificiale da 0,015mm le immagini extrafocale e intrafocale mostrano un sistema ottico di tutto rispetto. Le due immagini sono abbastanza simili e, la concentricità e l’omogeneità dell’immagine intrafocale indica una discreta correzione dell’aberrazione sferica. Non presenta tensioni interne o dovute ai supporti e, la luce diffusa è molto contenuta.

 

 

 

Anche il test al reticolo di Ronchi da 13 lp/mm realizzato da Wolfgang Rohr mostra che questo Schmidt Cassegrain, contrariamente ad altre ottiche della stessa categoria, ha un’aberrazione sferica estremamente contenuta.

  

 

Le ottiche Schmidt Cassegrain hanno la lastra correttrice che, è un elemento critico in quanto potrebbe introdurre aberrazione cromatica. Nel caso del C9.25 questo problema è ridottissimo, quasi impercettibile e, anche il test di Foucault al banco lo conferma.

  

   

Nell’immagine seguente si denota una superficie assolutamente liscia e, grazie a questa peculiarità la luce diffusa è estremamente contenuta.

  

 

 

In fine anche il problema dell’astigmatismo, spesso presente in queste ottiche, dal test al banco eseguito da Wolfgang Rohr è risultato molto contenuto. Di seguito il risultato del test.

 

 

 

 
 
PROVA SUL CAMPO
 
Il C9.25 pur essendo un ottica relativamente pesante, è abbastanza compatto e, una montatura Vixen GP-DX se bilanciata bene lo porta senza grossi problemi. Se il tutto poi viene montato su una colonna, la stabilità permette di affrontare qualsiasi tipo di osservazione o ripresa.
Per sua natura costruttiva, come tutti gli strumenti che possiedono lastra correttrice, soprattutto in inverno occorre prestare molta attenzione al problema dell’appannamento che, in condizioni non molto rare, bagna letteralmente la lastra rendendo impossibile qualsiasi osservazione. Per risolvere il problema o si applicano le fasce anticondensa oppure puù semplicemente si applica un bel paraluce.
Essendo uno strumento chiuso, richiede un discreto tempo per andare in temperatura e, per questo non lo definirei proprio trasportabile. Se custodito in luoghi riscaldati, in inverno occorrono dalle 3 alle 4 ore prima che la temperatura interna eguagli quella esterna quindi, l’ideale sarebbe montarlo in postazione fissa non riscaldata.
E’ un’ottica che soffre molto il seeing, per sua natura e, almeno dalle mie parti, è utilizzabile per l’alta risoluzione due o tre volte su dieci. Per il visuale a bassi ingrandimenti e per il profondo cielo, questo problema non risulta particolarmente fastidioso, a meno che si vogliano osservare o riprendere dettagli estremamente difficili. In caso di ottimo seeing invece è uno strumento eccezionale, stelle piccole e molto contrastate. Per esempio l’ammasso globulare M13 risulta risolto in maniera impressionante. Come impressionanti sono i dettagli visibili su Luna e pianeti maggiori. Una caratteristica che mi ha impressionato la prima volta che ho osservato con il C9.25 è che le stelle appaiono colorate, anche quelle meno luminose, proprio come in un grosso rifrattore apocromatico. Questa peculiarità regala stelle doppie coloratissime, ben distinte in termini cromatici.
Sempre in visuale la focale di 2350mm non permette un grosso campo e, occorre munirsi di oculari a lunga focale o di un riduttore a f/6,3 per poter osservare alcuni ammassi aperti di notevoli dimensioni. Le Pleiadi (M45) per esempio con il C9.25 non rendono e, anche la Nebulosa di Orione (M42) rimane a malapena nel campo di un buon 32mm. Bisogna comunque dire che la tanta luce raccolta da questo strumento, forma immagini di nebulose e galassie difficili da dimenticare. Sempre M42 mostra tutte le striature che solitamente appaiono in fotografia e, anche la pallida M51 appare in tutta la sua bellezza, anche sotto cieli inquinati.
 
Per l’uso fotografico il C9.25 presenta un campo corretto per il formato APS (22x15mm) alla focale intera di 2350mm. Questo significa che con una economica Reflex Digitale è possibile fotografare oggetti di piccole dimensioni inquadrando anche una discreta porzione di cielo circostante. Il rapporto focale di f/10 non lo rende certo uno strumento luminoso ma, se si accetta di sacrificare 870mm di focale, con un riduttore a f/6,3 i tempi di posa si riducono notevolmente. In questo caso consiglio di fare molta attenzione alla scelta del riduttore. Quello di casa Celestron è compatto, semplice ed economico ma, di qualità nettamente inferiore rispetto ad altri riduttori più costosi e complessi, tipo il Baader Alan Gee II che a mio avviso è quello con migliore rapporto qualità/prezzo. Di seguito M13 ripreso con Canon EOS 350D al fuoco diretto.
 
 
La foto seguente invece è ripresa sempre con la stessa fotocamera ma, applicando un riduttore spianatore f/6,3 Celestron, portando la focale a 1480mm.
 
 
Come si può vedere nel riquadro rosso, il campo agli angoli non è perfettamente piano e, le stelle non sono puntiformi quanto quelle scattate senza riduttore. Si pensi che in serate con ottimo seeing non è possibile raggiungere valori di FWHM inferiori a 4,8... In oltre, se vengono inquadrati oggetti luminosi come Venere o Luna, questo riduttore crea parecchi riflessi interni e luce diffusa. A testimonianza la seguente immagine della Luna dove, anche sul lato con luce cinerea, si crea un fastidioso alone che, non dovrebbe esserci.
 
 
Sarà un accessorio economico, ma se si vogliono ottenere buoni risultati, sconsiglio il riduttore/spianatore Celestron f/6,3 made in China. Un po' meglio i vecchi Celestron made in Japan e i Meade, anche se cambia veramente poco.  
 
 
GIUDIZIO
 
Senza ombra di dubbio il miglior Schmidt Cassegrain della sua categoria, al momento in circolazione. Sicuramente si potrebbero migliorare diversi aspetti ma, per mantenere un prezzo accettabile va già bene così. Come tutte queste ottiche, durante l’utilizzo presenta alcuni inconvenienti ma, con i dovuti accorgimenti risulta poi tutto più facile.
Strumento dedicato all’alta risoluzione e, alla ripresa nel profondo cielo di piccoli oggetti. Non necessita montature costose, una Vixen GP-DX è il minimo indispensabile per portarlo degnamente.
Se si ha la possibilità di lasciarlo montato in postazione fissa, lo consiglio vivamente.
 
ALLA FINE, L'HO VENDUTO...
 
Il motivo? Semplice, quando nella stessa sera si ha la "sfortuna" di osservare col C9.25 e un Takahashi FS 102, ci si chiede perchè aver buttato tutto quel tempo dietro al Celestron, con la convinzione di non poter ottenere immagini migliori... Il Taka, su pianeti e stelle doppie, con i suoi soli 102mm di apertura, a 160/200X da nettamente la biada al grosso Schmidt Cassegrain da 235mm! Non c'è storia, Immagine ferma, nitida, contrastatissima, contro un immagine tremolante, impastata e ovattata... Fino a quel momento ero fiero del mio "fustino", poi tutto è cambiato... Almeno per il tipo di osservazione che faccio da casa.