Smontare e Modificare un Celestron C9.25

Procedura per smontare e modificare un Celestron C9.25

 

SMONTARE E MODIFICARE IL CELESTRON C9.25
 
Tuffanelli Cristiano – 2010
 
 
Anche se raramente, a volte accade soprattutto per gli astrofili più esigenti, di dover smontare il proprio Schmidt Cassegrain.
Per una sistematica manutenzione o, per interventi atti a risolvere problemi accidentali (condensa, lastra rotta e addirittura insetti...) ma, soprattutto per apportare modifiche e migliorie.
Smontare una simile ottica non è complicato ma, per chi non l'ha mai fatto potrebbe insorgere un po' di giustificata apprensione.
Meade o Celestron che siano, gli Schmidt Cassegrain commerciali sono fatti all'incirca tutti allo stesso modo. Vediamo quindi di seguito come smontare un Celestron C9.25 senza far danni.
Prima di metterci al lavoro, vediamo nei particolari com’è fatto il C9.25.
L’ottica presenta una culatta, un tubo e una cella per la lastra correttrice.
La culatta è una pressofusione in alluminio e ospita lo specchio primario, con il relativo supporto e sistema di messa a fuoco. Sulla parte posteriore si trova l’imbocco filettato per gli accessori, una maniglia per gli spostamenti e la manopola in gomma per la messa a fuoco.
Il tubo è costituito da una lamiera in alluminio da poco meno di 1mm e non presenta alcuna particolarità.
La cella della lastra è anch’essa una pressofusione il alluminio. Ha il compito di ospitare la lastra correttrice, e di conseguenza sostenere lo specchio secondario.
Questi tre componenti sono mantenuti solidali tra loro tramite sette piccole viti a croce da 3mm con dado, quattro dal lato culatta e tre dal lato cella lastra.
In fine, guardando frontalmente l’ottica si vede un anello metallico che blocca la lastra correttrice. Nei modelli più recenti non vi è nessuna scritta, contrariamente ai modelli più datati, dove con scritte bianche sono riportate le caratteristiche principali. Questo anello è bloccato tramite sei viti a croce.
Preso atto di come è composta l’ottica, si può procedere nell’operazione di disassemblaggio.
Per prima cosa, con un cacciavite a croce di media taglia occorre rimuovere le 6 viti che bloccano la lastra correttrice.
Rimuovere ora l’anello metallico con molta attenzione. Se dovesse risultare come incollato alla lastra, infilare la punta di un piccolo cacciavite in uno dei sei fori e, con molta cautela sollevare l’anello. Di solito questo pezzo si asporta senza problemi.
 
 
Ora la lastra è libera e può essere asportata, ma attenzione, prima è doveroso segnare con un pennarello indelebile oppure con del nastro in carta adesiva, la posizione della lastra rispetto alla sua cella di contenimento.
Afferrando ora con decisione e cautela il supporto del secondario, tirare verso l’esterno e ruotare leggermente la lastra, fino a sfilarla dalla sua sede.
Attenzione ai 4 spessori in sughero posti tra la lastra e la cella. E’ buona cosa non rimuoverli e bloccarli dove si trovano con del nastro adesivo. Questi spessori servono a mantenere una certa distanza tra lastra e cella, in modo da conferire una sufficiente tolleranza  in caso di dilatazione, e mantenere così una centratura perfetta.
 
 
Il tubo così è aperto e si può accedere alle viti che fissano la cella al tubo in lamiera di alluminio.
Le viti sono 3, e hanno rispettivamente un dado da 6mm. Con un cacciavite a croce all’esterno e una chiave da 6mm all’interno, è possibile rimuovere le viti e quindi la cella della lastra. Ricordarsi di segnare prima la posizione della cella rispetto al tubo in alluminio.
Per togliere il tubo in lamiera dalla culatta occorre asportare questa volta 4 viti con dado.
Per riuscire a raggiungere i dadi da 6mm è necessario arretrare completamente lo specchio primario tramite l’apposita manopola di messa a fuoco.
Tolte le viti il tubo si sfila senza problemi. Questa operazione richiede molta cautela, si lavora praticamente a ridosso dello specchio primario e rovinarlo è un attimo!
Anche in questa fase, prima della rimozione è opportuno segnare la posizione del tubo rispetto alla culatta.
Per ultimo rimane lo specchio primario. Questo delicato componente si muove lungo il tubo centrale che fa anche da paraluce, ed è fissato al focheggiatore tramite una vite a croce da 4mm. Se necessario, per rimuovere lo specchio occorre togliere questa vite e l’ O-Ring di fine corsa posto sul paraluce del primario.
 
 
A questo punto si può considerare lo strumento completamente smontato, e procedere con le varie modifiche o migliorie che si è intenzionati apportare.
Nel mio caso, ho voluto ricoprire di velluto nero adesivo tutte quelle parti che non devono assolutamente generare riflessi lungo il percorso ottico.
Nel dettaglio ho ricoperto internamente il tubo in lamiera d’alluminio, il paraluce del secondario (internamente ed esternamente), il paraluce del primario e la flangia filettata della culatta. In questo modo si riducono notevolmente i riflessi interni dovuti alle parti annerite in modo economico, conferendo all’immagine più contrasto e più dettaglio.
 
 
 
 
   
Per rimontare poi il tutto, occorre procedere a ritroso facendo attenzione alla polvere, e a riposizionare i vari componenti in base ai riferimenti che abbiamo segnato in fase di smontaggio. Per i più pignoli, visto che al momento dell’acquisto ho trovato un paio delle 7 viti vistosamente allentate, una volta riassemblato il tutto ho “bloccato” tutte le viti con dello smalto per unghie. Resistente al freddo, rigido e all’occorrenza facilmente asportabile con dell’acetone.
 
 
Una volta riassemblata l’ottica, nel mio caso ho voluto sostituire la piccola barra Vixen con una più rigida barra Losmandy. Non è stato necessario apportare ulteriori modifiche, i vari costruttori di queste piastre prevedono già i kit per le varie ottiche, fornendo barre in misura, pre forate e già comprese di viti con passo in pollici.
La barra Vixen l’ho poi installata sulla parte superiore dell’ottica, con la funzione di ospitare un secondo telescopio per l’autoguida. Visto poi che quest'ottica è stata concepita per essere montata su una forcella, la soluzione della seconda barra fornisce più rigidità al tubo ed elimina quasi totalmente le torsioni del sottile tubo in alluminio.
 
 
 

Tengo a precisare che tutte queste modifiche non sono necessarie, ma vi posso assicurare che fanno la differenza, soprattutto per chi con gli anni si ritrova un astrofilo dal palato molto fino!

Commenti  

Posted On
Ago 29, 2013
Posted By
RE: Smontare e Modificare un Celestron C9.25
se può essere utile... la mia lastra correttrice era letteralmente incollata per la fuoriuscita dell'adesivo della gomma su cui si appoggia, ho risolto scaldandola con un fohn.
ho rimosso la colla con dell'avio, e un pezzo di asciugone di carta il che mi ha lasciato degli aloni che parevano indelebili. Invece con un liquido presente in un kit di pulizia per lenti di fotocamere e un panno per occhiali (anch'esso nel kit) é diventata perfettamente pulita, senza un graffio e pare sane anche il trattamento (dai riflessi uniformi su tutta la superficie) alla faccia di tutte le paranoie!!!
La lastra correttrice ha il buco del secondario troppo largo e irregolare, ho risolto in parte con un oring... sembra decentrato di uno o due mm (ma prima si muoveva).
spero che questo decentramento non mi causi troppi problemi...