Astrografo newton R204AL

Realizzato interamente in lega di alluminio, su base Vixen R200SS

 

ASTROGRAFO NEWTON R204AL

Realizzato interamente in lega di alluminio, su base Vixen R200SS

(Tuffanelli Cristiano 2012)

 

L’astrografo newton Vixen R200SS, in produzione da una ventina d’anni, è da sempre uno strumento ambito dagli astrofotografi dilettanti, e non solo, per il suo rapporto focale molto spinto (f/4), per il generoso e preciso fogheggiatore e per il riduttore di coma proprietario, fondamentale per l’astrofotografia. Questo strumento, vanta anche specchi di elevatissima qualità, soprattutto il primario, realizzato con tecnica di alluminatura stratificata brevetta dalla stessa Vixen, creando una curvatura dello specchio non puramente parabolica, ma geometricamente più articolata, col fine di ottimizzare la resa nella fotografia. La meccanica, pur essendo uno strumento commerciale è buona, e basta a scongiurare pesanti deformazioni. La culatta e la croce frontale sono realizzate in singole pressofusioni in lega di alluminio, e per il supporto del secondario è già previsto l’offset. Per i più curiosi, una dettagliata descrizione di questo strumento si può trovare cliccando QUI.

Ma visto che la perfezione non è di questo mondo, e l’acquisizione di una discreta confidenza con questo strumento dopo anni di utilizzo, fanno emergere che alcuni dettagli costruttivi si potevano migliorare… Da qui nasce l’idea di rendere questo strumento più leggero e magari più rigido, considerando il fatto che il continuo “tira e molla” degli anelli, induce ogni volta una pur leggera flessione del tubo, ma che porta inevitabilmente a ritoccare la collimazione, che per un f/4 è molto delicata!

Partii quindi con l’intenzione di realizzare un tubo a tralicci, interamente in alluminio, ma dopo averlo attentamente disegnato a CAD, mi accorsi che il peso sarebbe stato superiore, e che il costo di realizzazione era paragonabile ad un rifrattore apo da 100mm… Seguì l’accantonamento del progetto.

Ne parlai quindi con un’amica, che di professione realizza parti speciali per auto da corsa, e scaturì quindi l’idea di rifare semplicemente il tubo, utilizzando una lega di alluminio e magnesio chiamata peraluman. Questo materiale risulta molto armonico, rigido e leggero. Si presta alla saldatura e resiste all’ossidazione. Solitamente viene utilizzato per le carrozzerie, ed era per Lei la prima volta che realizzava parte di uno strumento ottico. Le fornii il vecchio tubo Vixen da copiare, quello bianco per intenderci, e in un paio di giorni mi realizzò un nuovo tubo, con spessore di 1,5mm (contro gli 0,8 Vixen), più rigido e decisamente più leggero (ben 700g in meno!).

Da questo momento toccava esclusivamente a me portare a termine il lavoro. Per prima cosa dovetti montare flange e focheggiatore, per poter forare il nuovo tubo nelle posizioni esatte delle viti, e mettere tutto ortogonalmente, nella posizione corretta. Tutta la viteria è stata sostituita con viti in acciaio inox e ottone, e il supporto del cercatore è stato montato sul fondo, e non come tutti i newton accanto al focheggiatore. Perché questa scelta? Perché trovo stupido con un astrografo newton arrampicarsi in cima per cercare un oggetto, se poi non lo si osserva nell’ottica principale.

L’opacizzazione interna l’ho realizzata con un fantastico ed economico vellutino nero adesivo, e laddove non era possibile applicarlo, ho utilizzato una semplice vernice nera opaca. Tutto reperibile semplicemente presso un colorificio ben fornito, al costo di circa 10 Euro.

Anche il fondello della culatta che ospita il primario ha subito alcune modifiche. Realizzato originariamente in acciaio, l’ho sostituito con un piastra opportunamente sagomata in lega di alluminio, con un foro centrale, per facilitare la collimazione (utilizzando lo spot privo di alluminatura volutamente realizzato dalla Vixen) e per l’applicazione di una ventolina. Quest’ultima ha com’è risaputo il compito di velocizzare l’acclimatamento, estraendo l’aria contenuta nel tubo.

Una volta riverniciati i fondelli neri e rimontato tutto, lo strumento ha preso dimora nell’osservatorio, dove dopo un’accurata collimazione, è stato messo sotto torchio per i più rigorosi test fotografici.

Di seguito la “prima luce”, realizzata con 10 scatti da 1 minuto a 400iso, con Canon EOS 350D modificata e da un cielo suburbano. Le stelle non saranno da rifrattore, ma è stupefacente la luminosità di questo strumento!

Questa versione artigianale vanta un peso di circa 4,5Kg, ben 700g meno della versione originale R200SS. In più risulta nettamente più rigida e l’opacizzazione interna decisamente più efficace.